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Risiko Bpm, i sindacati vogliono essere coinvolti

I sindacati Fabi e Fisac alzano la voce e chiedono ai vertici di Bpm di essere coinvolti nella discussione interna sulla governance e il risiko riguardante l’istituto. In una nota diffusa ieri, il segretario della Fabi Lando Sileoni chiama in causa direttamente «il presidente del Comitato di Sorveglianza (Piero Giarda, ndr) e l’amministratore delegato di Bpm (Giuseppe Castagna, ndr)» che «sono stati eletti e nominati dall’assemblea dei soci e dal comitato di sorveglianza dell’istituto e i diretti interessati non devono mai dimenticarlo». Sileoni boccia sul nascere «iniziative individuali grottesche e quindi incomprensibili» sul futuro di Bpm. Un riferimento indiretto forse alle indiscrezioni di stampa sulla possibile nomina di un Cds temporaneo in vista della trasformazione di Spa. Il sindacalista chiede «chiarezza sul presente e sul futuro» di Bpm con il «coinvolgimento di tutte le associazioni interne ed esterne all’Istituto». «La Fabi – prosegue la nota – intende agire unitariamente con tutte le organizzazioni sindacali, nessuna esclusa, e vuole confrontarsi con lealtà e trasparenza con le associazioni dei soci dipendenti e con gli altri stakeholder che hanno fatto grande la Bpm». Secondo Sileoni «il silenzio assordante dei vertici e talune iniziative individuali ‘grottesche’, quindi incomprensibili, di questo o quel personaggio nascondono probabilmente soltanto l’obiettivo primario di qualcuno di ricollocarsi professionalmente». «Da oggi, pertanto – conclude – osserveremo con una particolare lente d’ingrandimento, censurandole pubblicamente, quelle iniziative che non guardano al bene e al futuro» di Bpm.
Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale. Secondo il leader della categoria dei lavoratori del credito della Cgil«non servono e sono sbagliate iniziative unilaterali del management di Bpm che non diano priorità e valorizzazione al ruolo dei lavoratori e al progetto per il futuro della banca stessa, a partire dalla trasformazione della Popolare di Milano in Spa e delle future aggregazioni». Per Megale «serve un piano, un progetto chiaro e condiviso dall’insieme dei lavoratori e dai soci».

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