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Riscossione, persi 500 milioni

Nel 2013 Equitalia riscuoterà 500 milioni in meno rispetto al 2012, che già aveva «perso» un miliardo e 100 milioni rispetto all’anno precedente. Continua, quindi, a calare l’attività di riscossione: nel 2013 si stima ci sarà una ulteriore riduzione del 7%, con la somma di riscosso (erario, Inps ed enti locali) che scenderà a 7 miliardi, rispetto ai 7,5 del 2012. Le cause? Da un lato la crisi, ma dall’altro anche gli interventi legislativi che hanno «ammorbidito» il sistema con l’obiettivo di rendere più vicine alle esigenze dei contribuenti le procedure di riscossione.

Nel giorno in cui la Corte dei conti lancia il suo allarme in merito all’attività dell’ente lo scorso anno, è l’amministratore delegato di Equitalia, Benedetto Mineo, a confermare non solo il calo consistente rispetto agli anni precedenti, ma anche le ragioni di questa tendenza al ribasso.

La riscossione, infatti, cala «allo stesso tempo, però» aggiunge Mineo, «il legislatore ci sta consentendo di operare con strumenti più attenti alle problematiche dei contribuenti più esposti alla crisi economica. Voglio ricordare, inoltre, che da ottobre 2006, anno in cui la società pubblica Equitalia ha iniziato la sua attività, il nostro lavoro ha permesso allo stato di recuperare circa 55 miliardi di somme iscritte a ruolo, segnando un netto miglioramento rispetto agli standard del sistema precedente affidato ai privati. Tutto questo riducendo sensibilmente i costi e aumentando l’assistenza ai contribuenti, come segnala sempre la Corte dei conti. Equitalia», conclude l’a.d., «oggi non percepisce alcun contributo pubblico e un euro di riscossione costa il 60% in meno rispetto al 2006, grazie alla riduzione dei costi interni e all’aumento dei volumi di riscossione».

Solo poche ore prima, a fotografare l’attività della società di riscossione, era stata la Corte dei conti. La magistratura contabile ha rilevato che, nel 2012, è proseguito il trend in flessione dell’attività da riscossione da ruolo per Equitalia spa. In dettaglio, l’attività è passata dagli 8,6 miliardi del 2011 ai 7,5 miliardi nel 2012, il cui 27% (pari a 1,1 miliardi) è ascrivibile ai pagamenti effettuati dai cosiddetti «grandi debitori», ovvero i soggetti che possiedono morosità per importi superiori a 500 mila euro. È quanto si legge nella relazione n. 111, depositata ieri dalla sezione centrale di controllo sugli enti della Corte dei conti, sulla gestione finanziaria 2012 di Equitalia.

L’attività di riscossione anche lo scorso anno ha fatto registrare un segno negativo. Tradotto in numeri: -12,64% rispetto al 2011. A flettere del 5,14% i ruoli erariali, del 27,20% i ruoli degli enti previdenziali (Inps e Inail) e del 9,74% quelli di enti non statali. In merito agli incassi da ruolo su base regionale (almeno nelle grandi regioni), si sono registrate flessioni pari al 18% in Veneto, al 14% in Lazio e Lombardia e al 10% sia in Piemonte sia in Campania.

Per la Corte questa diminuzione dei volumi di riscossione (e quindi anche dei relativi ricavi) è da imputare principalmente alla crisi economica, ma anche ai provvedimenti normativi emanati per far fronte alla predetta crisi che hanno comportato «un significativo decremento dell’attività cautelare ed esecutiva». Infatti, sul versante della cosiddetta «rateazione delle cartelle», prevista dall’art. 36 del dl n. 248/07, che ha attribuito direttamente agli agenti della riscossione, in presenza di una temporanea situazione di obiettiva difficoltà del debitore, il potere di dilazionare il pagamento delle somme iscritte a ruolo dagli organi statali, dalle agenzie fiscali, dagli enti pubblici, la relazione evidenzia che sono stati incassati circa 21,8 miliardi di euro. In dettaglio, si mette nero su bianco che, al 31 dicembre 2012, sono stati concessi circa un milione e ottocentomila provvedimenti di dilazione del carico a ruolo.

Positiva la valutazione della Corte sulla riduzione delle spese: -70% quelle relative agli organi societari, -72% quelle relative alle spese di missione e di formazione del personale, nonché -40% le spese amministrative (legali, consulenze e collaborazioni).

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