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Riscossione ferma fino al 16 giugno

MILANO
La proroga della rottamazione delle cartelle stoppa nuovamente anche le procedure esecutive, che riprenderanno solo il 16 di giugno, e il censimento finale da parte degli agenti della riscossione, che avranno tempo fino al 31 ottobre per comunicare a contribuenti ed enti impositori che il debito si è chiuso.
Il nuovo rinvio sul meccanismo della “mini-sanatoria” è il piatto forte degli ultimi emendamenti dei relatori al «salva-Roma» ter, tornato ieri alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera prima della fiducia da parte del Governo che sarà votata oggi pomeriggio in Aula. Le novità approvate ieri sono il frutto di sette emendamenti, che hanno condensato gli undici correttivi preparati dal Governo per ritoccare, non senza malumori in Parlamento, il lavoro svolto dalle commissioni. Per provare a evitare che il terzo salva-Roma inciampi negli stessi problemi che hanno portato alla decadenza dei primi due, il Governo ha deciso di mettere la fiducia per riuscire portare il testo al Senato in tempo utile per la conversione, entro il 6 maggio prossimo. Il calendario, infatti, è stretto e ricco di festività, dalla Pasqua ai ponti di primavera, e il contenuto del decreto suscita più di qualche mal di pancia trasversale, a partire dal rischio di aumenti Tasi sia sull’abitazione principale sia sugli altri immobili, che rischiano di affondare il cammino del provvedimento.
Il nuovo calendario della rottamazione supera la proroga a metà decisa in commissione, quando si è stabilito che la rottamazione delle cartelle sarebbe proseguita fino al 31 maggio lasciando in vigore le regole sulla ripresa delle azioni esecutive prevista per il 16 aprile (si veda Il Sole 24 Ore del 4 maggio). Il nuovo testo ristabilisce la sequenza prevista all’inizio, con la ripresa della riscossione coattiva due settimane dopo il termine per la rottamazione, ma i correttivi non si fermano qui. Un emendamento chiarisce che la Tasi sull’abitazione principale andrà pagata, anche con bollettino, in soluzione unica al 16 dicembre in tutti i Comuni che non decideranno le aliquote entro il 31 maggio, mentre per gli altri immobili la mancata delibera comunale (gli enti hanno tempo fino al 31 luglio) imporrà i versamenti con l’aliquota standard dell’1 per mille, che farà poi scattare gli obblighi di restituzione nei Comuni in cui la Tasi sugli altri immobili non sarà applicata o sarà inferiore (per esempio in tutte le città che sono già al 10,6 per mille con l’Imu).
Macchina indietro, invece, su un’altra sanatoria, quella per i contratti decentati degli enti locali, che nella nuova versione esclude le amministrazioni in cui i fondi integrativi hanno sforato i vincoli di finanza pubblica: in questo modo dovrebbe tramontare il «salva-Firenze» (su cui si veda anche Il Sole 24 Ore del 2 aprile scorso), ma la nuova versione “rigorosa” lascia scoperte anche Vicenza, Roma, Reggio Calabria e tanti altri Comuni: in cambio, però, si introduce il via libera ai pagamenti degli stipendi maturati dagli Lsu di Regioni, Comuni e partecipate, con una regola che interessa soprattutto il Lazio. Una buona notizia arriva invece per i Comuni che sono andati in dissesto fra il 1° ottobre 2009 e l’8 giugno 2013 (data di entrata in vigore della legge 64/2013): a loro, seguendo un meccanismo già sperimentato in passato, arriveranno 300 milioni di euro (divisi pro quota) per pagare i debiti con i propri fornitori incrementando la massa attiva della gestione liquidatoria. L’assegno sarà un’anticipazione di tesoreria, da restituire con un piano di ammortamento ventennale a rate costanti, e le risorse, a valere sul fondo rotativo aiutare i piani anti-default, saranno ricavate dai fondi generali per lo sblocca-debiti (100 milioni vengono dalle anticipazioni della Cassa depositi e prestiti rimaste inutilizzate).

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