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Riscossione, dietrofront sull’anatocismo

Stop all’anatocismo degli interessi sulle cartelle esattoriali. Se dalla riduzione dell’aggio dall’8 al 6% dovessero derivare perdite per Equitalia a ripianare eventuali rossi di bilancio dovrà pensarci direttamente l’agenzia delle Entrate. Via libera, poi, alla notifica delle cartelle con la posta certificata anche per le persone fisiche che ne facciano richiesta. Inoltre, per le agevolazioni fiscali arriva il “tagliando” obbligatorio: dopo cinque anni dall’introduzione, i bonus fiscali potranno essere abrogati, modificati o confermati. Sul fronte agenzie fiscali, invece, arriva la possibilità di ampliare il numero delle posizioni organizzative speciali (Pos) per rimettere in moto l’intera macchina operativa dell’amministrazione finanziaria.
Sono solo alcune delle novità contenute in tre dei cinque decreti attuativi (gli altri due sono quello sulla revisione delle sanzioni penali e amministrative e quello sul contenzioso e gli interpelli, testi su cui prosegue la messa a punto dei tecnici di Palazzo Chigi e dell’Economia) della delega fiscale che oggi potrebbero ottenere il via libera del Consiglio dei ministri e tornare in Parlamento per l’ultimo giro di pareri da approvare entro il 25 settembre.
Come chiesto nel luglio scorso dal responsabile fiscale di Confindustria, Andrea Bolla, nelle audizioni parlamentari, il Governo ha fatto propria l’osservazione della commissione Finanze della Camera e nel testo che sarà esaminato oggi, salvo ripensamenti dell’ultima ora, ha soppresso la previsione secondo cui gli interessi di mora si producono anche con riferimento alle sanzioni pecuniarie tributarie e agli interessi. Inoltre, per garantire l’equilibrio gestionale del servizio nazionale di riscossione, anche in previsione della riduzione dall’8 al 6% dell’aggio (ora denominato «oneri di funzionamento del servizio nazionale di riscossione») dal 2016 e di possibili effetti congiunturali, sarà l’agenzia delle Entrate a erogare per il triennio 2016-2018 direttamente nelle casse di Equitalia (sua controllata al 51%) – «in base all’andamento dei proventi risultanti dal bilancio annuale consolidato di gruppo» – un contributo non superiore a 40 milioni di euro per il 2016, 45 milioni per il 2017, e 40 milioni per il 2018 (l’importo complessivo potrebbe arrivare quindi a 125 milioni).
Come suggerito poi dalla commissione Finanze del Senato, verrà potenziato l’utilizzo della posta elettronica certificata nelle procedure di notifica. In sostanza, la notifica della cartella può essere eseguita con posta elettronica certificata (Pec), all’indirizzo risultante dagli elenchi anche ai contribuenti persone fisiche che ne faranno richiesta. Mentre per le imprese individuali o costituite in forma societarie ma anche per i professionisti iscritti in albi o elenchi, la notifica avverrà solo con Pec. E tra le modifiche pro contribuente anche la previsione che un ritardo di sette giorni nel pagamento della rata di una cartella fiscale non comporterà la decadenza dalla rateizzazione.
Novità in arrivo anche per il decreto sul fondo taglia tasse che introduce l’obbligo del monitoraggio delle somme recuperate dalla lotta all’evasione e dalla revisione delle tax expenditures. Da segnalare soprattutto il “tagliando” quinquennale di tutte le agevolazioni fiscali: ogni bonus dovrà essere confermato, modificato o cancellato una volta trascorsi cinque anni dall’introduzione. Inoltre, accogliendo le osservazione delle commissioni Bilancio del Senato e della Camera, il rapporto sull’evasione fiscale sarà presentato come documento autonomo rispetto alla Nota di aggiornamento al Def. Al contrario non è stata accolta l’osservazione delle commissioni parlamentari che puntava a vincolare una quota fissa delle entrate fiscali da lotta all’evasione per destinarla al fondo per la riduzione della pressione fiscale.
Infine, il decreto delegato sulle agenzie fiscali si «svuota» della norma per risolvere il caso-dirigenti (dopo lo stop della Consulta) già introdotta dalla legge di conversione del Dl enti locali, ma il nuovo testo consente invece di istituire nuove posizioni organizzative speciali (Pos) anche se «in numero comunque non superiore a quello delle posizioni dirigenziali soppresse».

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