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Riscossione con la minisanatoria dei debiti scaduti

La riforma della riscossione parte con una minisanatoria. Tutti i contribuenti i cui piani di rateazione risultano decaduti nei 24 mesi antecedenti l’entrata in vigore del decreto legislativo, potranno infatti richiedere la rimessione in termini attraverso un nuovo piano di dilazione, di durata non superiore a 72 rate e con decadenza al mancato pagamento di due sole rate. Per accedere alla nuova rateazione in proroga i contribuenti avranno però poco tempo a disposizione. Dovranno presentare la relativa richiesta entro i trenta giorni successivi alla data di entrata in vigore della riforma.

Oltre a tale misura di carattere straordinario, introdotta durante i lavori in commissione finanze della camera, in considerazione delle particolari difficoltà finanziarie in cui versano molti contribuenti italiani, la riforma della riscossione varata dall’esecutivo contiene tutta una serie di misure destinate ad incidere, anche profondamente, sulla delicata materia. Fra le novità di maggior rilievo occorre evidenziare fin da subito la retromarcia in materia di decadenza dai benefici della dilazione concessa al contribuente ai sensi dell’articolo 19 del dpr 602/1973. Per le dilazioni concesse o per i ruoli consegnati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di riforma della riscossione, si prevede infatti la decadenza dalla rateazione con il mancato pagamento di cinque, anziché otto, rate, anche non consecutive del piano originariamente concesso. Per mitigare questo inasprimento delle cause dei decadenza la riforma prevede tuttavia l’inserimento all’interno dello stesso articolo 19 sopra ricordato, della possibilità per i contribuenti decaduti di accedere a una nuova ulteriore dilazione. Questa proroga potrà essere ottenuta solo dietro presentazione di apposita istanza e con il pagamento contestuale delle rate di piano originario scadute e non versate. La rimessione in termini del contribuente potrà avvenire solo entro il limite delle rate originariamente concesse e non ancora pagate.

Modifiche importanti anche alla disciplina della sospensione legale della riscossione. Al preciso fine di evitare la presentazione da parte dei contribuenti di istanza meramente dilatorie presso gli sportelli dei concessionari della riscossione, il decreto di riforma elimina la clausola aperta relativa a «qualsiasi altra causa di inesigibilità del credito» che poteva fino ad oggi essere invocata dai contribuenti per evitare le azioni di Equitalia. Con l’entrata in vigore della riforma della riscossione si potrà richiedere la sospensione della riscossione solo in presenza di circostanze oggettive e specifiche quali: un provvedimento di sgravio, l’intervenuto pagamento, l’accoglimento dell’istanza di sospensione da parte del giudice tributario e così via. Restando in ambito di sospensione legale della riscossione la riforma coglie l’occasione per precisare che il contribuente può richiedere la stessa entro il termine di decadenza di sessanta giorni anziché novanta, dalla notifica, da parte del concessionario per la riscossione, del primo atto di riscossione utile o di un atto della procedura cautelare o esecutiva eventualmente dallo stesso intrapresa. Novità in arrivo anche per le rateazioni delle somme dovute dai contribuenti a seguito di controlli e accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate. Il decreto di riforma della riscossione prevede infatti la possibilità di elevare da 6 a 8 il numero delle rate per gli importi inferiori a 5 mila euro e da 12 a 16 le rate trimestrali dovute a seguito di accertamento con adesione per importi superiori a cinquantamila euro. Vengono al tempo stesso uniformate le scadenze delle rate trimestrali successive alla prima che coincideranno sempre con l’ultimo giorno di ciascun trimestre e si dispone che in caso di accertamento con adesione o rinuncia all’impugnazione i versamenti unitari verranno effettuati con delega F24.

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