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Riscossione, al via la task force

Una task force per la riscossione dei crediti erariali all’interno di ogni direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate. L’organo ad hoc dovrà svolgere attività di intelligence finalizzate alla tutela dei crediti esigibili, segnalando i risultati del suo lavoro al concessionario incaricato della riscossione, ed implementare le attività di recupero dei crediti erariali nazionali presso gli Stati esteri nei quali il debitore risiede o ove ha collocato redditi e/o patrimoni.

Sono queste, in estrema sintesi, le attività in materia di riscossione che la circolare n. 25/e del 6 agosto scorso raccomanda di adottare a ognuna delle strutture periferiche provinciali dell’agenzia delle entrate.

Il tema della riscossione delle imposte accertate o liquidate dagli uffici diviene dunque sempre più centrale nell’ambito delle politiche annuali di prevenzione e contrasto dell’evasione.

Due sono dunque i temi cardine sui quali il suddetto documento di prassi amministrativa pone l’attenzione: il contrasto ai fenomeni di evasione da riscossione ed il potenziamento dell’attività di recupero dei crediti nazionali all’estero.

 

Evasione da riscossione

Il fenomeno non è nuovo. Per limitarne al massimo il suo impatto la circolare raccomanda alle direzione provinciali dell’Agenzia di organizzare al loro interno vere e proprie attività di intelligence finalizzate a individuare l’esistenza di crediti esigibili o per i quali possa sussistere il pericolo per la riscossione.

Naturalmente se durante tali attività esplorative dovessero emergere elementi di interesse, sia sull’uno che sull’altro fronte, i funzionari incaricati dovranno darne tempestiva segnalazione al concessionario della riscossione competente che a quel punto attiverà le opportune contromosse.

Così, ad esempio, se da tali attività di intelligence dovessero emergere fenomeni di tipo distrattivo attraverso i quali il debitore mira alla riduzione delle garanzie patrimoniali alla base della riscossione del credito erariale, le strutture preposte della direzione provinciale dovranno allertare tempestivamente Equitalia affinché adotti le opportune cautele previste dalla legge nelle ipotesi di fondato pericolo per la riscossione (pignoramenti, sequestri ecc.).

 

Recuperi dall’estero

La circolare in commento nell’introdurre questa ulteriore frontiera della lotta all’evasione da riscossione, precisa come esista un vero e proprio squilibrio tra le richieste di recupero inviate all’Agenzia ad altri stati membri e l’attività di riscossione svolta nel territorio italiano per conto ed in favore delle altre Amministrazioni fiscali.

Si tratta di un gap che deve essere al più presto colmato dando sempre più impulso, di concerto con gli agenti della riscossione, al recupero dei crediti erariali nazionali presso gli stati esteri.

Questo tipo di attività, per la quale la circolare chiede esplicitamente un incremento dell’azione, risente indubbiamente del progressivo trasferimento di redditi e capitali all’estero verificatosi degli ultimi anni.

All’estero il debitore nazionale potrebbe avere sia fonti reddituali che attività patrimoniali.

Entrambe potrebbero essere oggetto sia di azioni cautelari sia di attività di recupero dei crediti vantati dall’amministrazione finanziaria.

Ogni dato in possesso degli uffici che possa lascia presumere un collegamento fra il debitore e uno stato estero deve essere attentamente valutato a tali fini.

Ovviamente le strutture periferiche delle Entrate, una volta individuate le possibili fonti reddituali e/o patrimoniali all’estero sulle quali far valere le ragioni erariali, si attiveranno presso la direzione centrale competente per la trasmissione delle domande di assistenza agli Stati esteri per la riscossione dei crediti di competenza dell’Agenzia delle entrate.

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