Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Riscossa difficile per l’Eurozona

di Guido Plutino

Non c'è pace tra i mercati azionari dell'Eurozona. Per un elemento che si avvia, con lentezza e fatica, a chiarimento – l'accordo sul fiscal compact -, ne restano molti altri a caricare di incertezze un orizzonte già fortemente aleatorio. Da Atene a Lisbona, non si spengono i focolai del debito sovrano. Inoltre il consenso su uno scenario di recessione (più o meno lieve) ormai prossima continua a crescere. Al taglio delle stime di crescita 2012 del Prodotto interno lordo planetario deciso dalla Banca mondiale (ora al +2,5%) è seguito a stretto giro di posta l'aggiornamento delle previsioni del Fondo monetario internazionale. In Europa il 2012 porterà un arretramento generale, valutato in un meno 0,5% del Pil. Una retromarcia che in Italia sarà non solo più pronunciata, ma anche più prolungata. Da noi il 2012 potrebbe portare un calo del Pil del 2,2%, seguito nel 2013 da un'altra flessione dello 0,6 per cento.
Per entrambe le istituzioni, che considerano l'evoluzione economica su scala mondiale, l'origine del problema è infatti situata in Europa, e in particolare nell'area euro. Una conferma che arriva all'indomani di una raffica di downgrade dei debiti sovrani del Vecchio continente, probabilmente ancora non esaurita (molti Paesi restano sotto osservazione con outlook negativo). Sembra dunque molto arduo – con queste premesse – riuscire a formulare un ragionamento construens sui mercati azionari europei.
Bisogna dunque rassegnarsi a starne lontani? La prudenza è d'obbligo e tra i risparmiatori la voglia di rischiare è poca. Ma resta il fatto che a gennaio proprio i principali indici dei mercati europei hanno messo a segno progressi che non si vedevano ormai da anni. Inoltre la risposta degli operatori a questa domanda non è univoca né scontata (le loro valutazioni sono completate, a pagina 25, dall'analisi tecnica, che esamina il quadro grafico dei principali listini dell'Eurozona).
«Il nostro punto di vista – spiegano Jonathan Coleman e Gibson Smith, rispettivamente chief executive officer equities e chief executive officer fixed income di Janus Capital – è che in questa fase è tremendamente difficile prevedere l'evoluzione dei dati macroeconomici, che pure hanno un forte impatto sui mercati. Ma pensiamo anche che concentrarsi sull'analisi delle singole società sia la chiave del successo a lungo termine. Questo però non significa ignorare i dati macro: tra le nostre preoccupazioni, quelle sul debito europeo sono in prima fila, con tutto ciò che comporta per il commercio globale e la crescita economica». Selettività dunque, che si indirizza preferibilmente verso il mercato statunitense e, tra i settori, nell'energia e nell'healthcare.
Si tratta, in un certo senso, di un atteggiamento speculare rispetto a quello adottato da Pictet: «Difficilmente i problemi dell'area euro troveranno soluzione nel breve periodo – spiega Olivier Ginguené, chairman di Pictet asset management strategy unit -. I fondamentali sono positivi e i bilanci relativamente solidi, ma i manager sono incerti su cosa li aspetta nel 2012 e molto prudenti. Questo sarebbe il momento di comprare, ma la paura prevale sull'attrattività delle valutazioni. Le considerazioni macro hanno la meglio su quelle micro, indipendentemente dalla qualità dell'azienda in questione».
In queste settimane l'Eurozona sembra dunque il classico caso nel quale il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda di chi lo osserva. «Purtroppo è un riflesso della situazione complessiva – commenta Michele de Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Management – che risulta divaricata. Da un punto di vista microeconomico molte aziende sono solide, efficienti e liquide dopo un periodo di intensa ristrutturazione. Invece da un punto di vista macroeconomico i nodi principali restano da sciogliere. Per questo credo che l'intonazione di attività come equities, titoli high yield e corporate bond ancora per qualche tempo resterà tendenzialmente positiva, ma poi potrebbero prevalere gli elementi meno favorevoli, a partire dall'evoluzione della questione Grecia, che potrebbe cambiare il mood europeo, e dalla recessione in arrivo». Non sembra dunque il momento migliore per comprare in Borsa. «In effetti – conclude de Michelis – i miei acquisti di azioni sono stati effettuati nello scorso autunno, in particolare nei settori difensivi come alimentari e tecnologia, ed escludendo i titoli finanziari. In queste settimane vedo invece opportunità migliori nel comparto delle obbligazioni corporate emesse da aziende sane, che in molti casi offrono tassi elevati. È una carta interessante da giocare, ma per questo tipo di investimenti è bene affidarsi a professionisti, per esempio attraverso la sottoscrizione di prodotti gestiti».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il management di Mediobanca confeziona una trimestrale con 200 milioni di utile netto, meno di un an...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessun rilancio sul prezzo, ma un impianto complessivamente più flessibile e con qualche passo avan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le recenti modifiche apportate alla legge 130/1999 (disposizioni sulle cartolarizzazioni dei crediti...

Oggi sulla stampa