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Rischio stangata sulla prima casa con il taglio delle detrazioni a molti costerà 100 euro più dell’Imu

ROMA — La legge di Stabilità è ad un passo dal traguardo con il voto di fiducia, ma la questione dell’Imu che segnato l’anno che si sta chiudendo, tra pasticci e incertezze, ancora non è risolta. E mentre tutti gli occhi sono puntati su Montecitorio, al Senato scoppia un altro caso: i «grillini» denunciano un condono per le costruzioni sulle aree demaniali ad opera di un emendamento di Pd e Scelta civica. I due partiti della maggioranza negano decisamente, l’autore della proposta, inserita nella discussione del decreto «Bankitalia », Federico Fornaro (Pd) parla di una «bufala», ammette l’esistenza di un emendamento «presentato d’intesa con il governo» e spiega che si tratta di «regolazioni di situazioni pregresse». Alla fine l’emendamento è stato accantonato.
E’ la questione della tassa sulla casa tuttavia a sollevare le maggiori preoccupazioni. Con il testo ancora «caldo» per il voto il Commissione Bilancio è arrivato un disperato allarme dei Comuni italiani, per bocca del presidente della loro associazione, Piero Fassino: «Dalle nostre casse manca un miliardo e mezzo», ovvero il gettito della nuova tassa sulla casa che partirà dal prossimo 1° gennaio non assicura le risorse necessarie per assicurare la vita dei Municipi, i servizi essenziali e il welfare di prossimità. Ma c’è un secondo problema, ancor più grave. La nuova tassa sulla casa che, dopo una serie di trasformismi verbali, si chiama Iuc, Imposta unica comunale, riduce drasticamente gli importi che i sindaci possono destinare alle detrazioni per le famiglie con figli a carico: in pratica 25 euro in media contro i 200 più 50 a figlio del vecchio regime del 2012, quando l’Imu si pagò per intero. Prendiamo le simulazioni fatte dalla Cgia di Mestre, come esempio: una famiglia con due figli, se l’aliquota, come si profila sarà portata al 2 per mille pagherà 101 euro in più rispetto al regime Imu, se l’aliquota salirà al tetto massimo del 2,5 per mille il salasso sarà di 137 euro in più. L’unico caso, improbabile, in cui si pagherà di meno è un’aliquota all’1 per mille per famiglie senza figli o con un solo figlio.
«Non facciamo figuracce come con la vicenda Imu», ha detto ieri il leader del Pd, Matteo Renzi. La storia comincia con il discorso di insediamento di Enrico Letta, costretto dall’accordo con i berlusconiani, a promettere il «superamento » della tassa. Tra pressioni e polemiche si passò per un rinvio (a maggio) poi per l’abolizione della prima rata (ad agosto), in seguito, tra mille incertezze, si arrivò all’abolizione della seconda rata (era novembre). Nel frattempo la tassa sulla casa non cambia la sostanza (come abbiamo visto) ma cambia nome: prima doveva chiamarsi «service tax», poi la legge di Stabilità la battezza Trise (contiene Tasi e Tari), il Senato la battezza ancora due volte, si passa dalla Tuc alla Iuc, nome per ora stabilizzato. Ora il 2014 si apre con una serie di scadenze di fuoco: come è noto resta da pagare la mini-Imu, cioè la differenza tra l’aliquota fissata dai Comuni e quanto rimborsato dallo Stato ad aliquota base: si era parlato di detrarre questa eccedenza dalla Tasi, si è ottenuto solo un rinvio di una decina di giorni a fine mese. Poi sarà la volta della Tasi. E la fasce basse pagheranno: solo il 10 per cento sarà esente contro il 25 per cento degli esenti-Imu del 2012. C’è già chi ha nostalgia dell’Imu.

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