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Il rischio di scostamento sale a 2-3 miliardi

Salvo sorprese, la Commissione europea dovrebbe pubblicare oggi gli attesi giudizi sui conti pubblici dei paesi membri della zona euro così come le annuali raccomandazioni-paese. Il quadro economico, lo scenario politico e le tante emergenze che l’Europa deve affrontare dovrebbero indurre l’esecutivo comunitario ad avere la mano leggera nel valutare recenti derive dei bilanci nazionali. Lo sguardo corre all’Italia, ma anche alla Spagna e al Portogallo.
Per quanto riguarda l’Italia, Roma e Bruxelles sono giunti a un sofferto compromesso dopo un lungo tira-e-molla negoziale. Secondo uno scambio epistolare pubblicato ieri dal Tesoro, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici sono pronti a concedere la flessibilità di bilancio chiesta dall’Italia nella Finanziaria per il 2016, in cambio però di nuovi impegni ad evitare un buco nei conti pubblici nel 2017.
In una lettera del 16 maggio, i due uomini politici notano una differenza pari allo 0,15-0,20% tra le previsioni del governo e le previsioni della Commissione per quanto riguarda i conti del 2017. In questo contesto, hanno chiesto all’Italia di evitare che «si materializzi il previsto divario» e che emerga «una significativa deviazione» dei conti pubblici rispetto al cammino verso il pareggio di bilancio. Hanno imposto quindi un impegno perché il paese nel 2017 «sia a grandi linee rispettoso del Patto».
In novembre, Bruxelles aveva elencato le condizioni per poter godere di flessibilità nel 2016: un aumento degli investimenti rispetto all’anno precedente; l’adozione di riforme in linea con le raccomandazioni-paese dell’anno scorso; e appunto un piano credibile di ritorno in carreggiata dei conti pubblici nel 2017.
A questo riguardo, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha assicurato ieri che eviterà un buco nei conti dell’anno prossimo (si veda l’articolo a pagina 3).
In cambio di questo impegno, la Commissione è quindi pronta a concedere la generosa flessibilità di bilancio chiesta dal governo Renzi nella Finanziaria 2016 e pari allo 0,85% del prodotto interno lordo (si veda Il Sole-24 Ore di sabato). Nel dettaglio: lo 0,50% del Pil per quanto riguarda le riforme economiche, lo 0,25% in relazione agli investimenti infrastrutturali, lo 0,04% per i costi legati alla gestione della crisi rifugiati e lo 0,06% per i costi dovuti all’emergenza sicurezza.
La richiesta di impegni all’Italia non è propriamente assimilabile a una richiesta di manovra. Non solo la stessa legge di Stabilità per il 2017 è di là da venire, ma la richiesta si basa su una discordanza tra previsioni economiche opinabile e che soprattutto potrebbe risultare temporanea. Più in generale, dietro al compromesso, che oggi il collegio dei commissari dovrebbe fare proprio, si nasconde un atteggiamento dell’esecutivo comunitario sorprendentemente accomodante.
La stessa lettera dalla Commissione all’Italia ricorda, alla luce dell’elevato debito, che «in principio, lo sforzo di bilancio italiano dovrebbe essere superiore allo 0,5% del Pil sia nel 2017 che nel 2018». E ancora: «Per evitare di essere considerato in una situazione di significativa deviazione, lo sforzo di bilancio deve essere entro lo 0,5% di questo obiettivo». La presa di posizione appare (per ora) più fattuale che prescrittiva, ma è un modo per coprirsi le spalle dalle critiche dei partner più rigorosi.
La situazione italiana non è complicata tanto dalle differenze nelle stime di deficit di Roma e Bruxelles, quanto da richieste di flessibilità e politiche economiche che mettono a rischio l’obbligo di ridurre il debito dal 2016 in poi di un ventesimo all’anno in media su tre anni. Secondo la stessa Commissione, il passivo italiano nel 2016 rimarrà stabile rispetto al 2015. Tra le raccomandazioni-paese attese per oggi, Bruxelles dovrebbe mettere ancora una volta l’accento su un debito sempre troppo elevato.
In fin dei conti, la Commissione ha fatto propria la strategia italiana di evitare politiche troppo restrittive in un contesto deflazionistico. D’altro canto, l’Italia non è il caso più grave. Spagna e Portogallo sono in situazioni più controverse, alle prese con deficit sopra al 3,0% del Pil. Sanzioni sono improbabili. Non si può escludere che Bruxelles decida di prendere tempo, in attesa di un nuovo governo a Madrid, dopo che il paese, incapace di darsi un esecutivo, è stato costretto a nuove elezioni in giugno.

Beda Romano

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