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«Rischio recessione in Europa, l’Italia frena»

Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita dell’Italia, per quest’anno e il prossimo. Non è una sorpresa, lo hanno fatto già l’Ocse e anche lo stesso governo. Ma colpisce vedere che, nel lungo elenco dei paesi industrializzati ed emergenti pubblicato nel rapporto del Fmi, l’Italia sia l’unico fra i grandi del G7 e, con l’Argentina, del G20, ad avere il segno meno davanti alle previsioni di crescita del 2014, ad essere cioè ricaduto per la terza volta dall’inizio della crisi nella recessione. Nell’eurozona poi è affiancata solo da Cipro e Finlandia mentre gli altri Paesi, cosiddetti periferici — Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna — hanno fatto meglio. Ed ecco i dati: il Pil italiano il prossimo anno diminuirà dello 0,2% per risalire allo 0,8% di aumento nel 2015. Quanto al debito raggiungerà il 136,7% del Pil e l’inflazione calerà allo 0,1% per ritornare allo 0,5% nel 2015 mentre il tasso di disoccupazione, dopo aver toccato il picco del 12,6% quest’anno, scenderà sensibilmente al 12% il prossimo. 
Un’indicazione, finalmente positiva, perché potrebbe trattarsi della svolta decisiva. E non è un caso che il capo economista del Fondo, Olivier Blanchard abbia dichiarato di condividere «lo spirito» della riforma del lavoro in discussione a Roma. «Mi piace» ha detto aggiungendo che «la dualità del mercato è un grande problema perché crea due classi di cittadini e questo non è desiderabile».
L’Italia ha registrato dunque la performance peggiore ma a soffrire nel panorama globale è l’Europa intera, che crescerà quest’anno dello 0,8% e il prossimo dell’1,3% (l’Fmi ha tagliato anche le previsioni di Francia e Germania a cui ha suggerito di aumentare la spesa pubblica) mentre gli Usa progrediranno rispettivamente del 2,2% e del 3,1% e l’economia mondiale dell’ 3,3% e del 3,8%. L’Europa ha il 37,5% di probabilità di finire in deflazione e recessione, e il suo stallo rappresenta uno dei tre rischi maggiori — assieme alle tensioni geopolitiche (Ucraina e Medio Oriente) e ai pericoli di nuove bolle speculative — che minacciano lo sviluppo economico del mondo. Così Blanchard ha sollecitato la Bce a «tenersi pronta a fare di più» se le prospettive di inflazione non dovessero migliorare e ha avvertito che comunque «la credibilità del consolidamento dei bilanci non dovrà essere compromessa».
Una raccomandazione questa ribadita ieri dal commissario per gli affari economici della Commissione europea Jyrki Katainen, che parlando al Parlamento europeo ha annunciato di aver iniziato a lavorare su una nuova definizione di flessibilità: «Dobbiamo trovare un’interpretazione comune», ha detto, avvertendo che in ogni caso «prima bisogna assicurare la stabilità, poi gli investimenti ma senza aumentare il debito che metterebbe a rischio la ripresa». Quanto agli investimenti, e al piano da 300 miliardi annunciato dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, ha sostenuto di essere «sicuro che troveremo risorse fresche ma dobbiamo anche usare i fondi del bilancio europeo» .

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