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Rischio privacy in Italia: allarme del Garante

Il momento per lanciare un allarme sulla privacy non poteva essere più propizio dei giorni segnati dallo scandalo Usa Datagate: milioni di telefonate e contatti web conservati dalla Nsa (National Security Agency) all’insaputa degli americani. Lo ha colto al volo il garante Antonello Soro, presentando la relazione annuale al Parlamento dell’Authority. Ha annunciato un nuovo provvedimento sulle intercettazioni che inviterà procure e giornalisti a maggiori cautele. Ma soprattutto ha puntato il dito contro lo strapotere dei big del web come Google, Facebook e Amazon «che esercitano la propria attività in posizione pressoché monopolistica e presso i quali si concentra, indisturbato, l’oceano di informazioni che circolano in Rete».
Soro avverte: «Il potere di questi soggetti, che trattano da pari con Stati e organismi sovranazionali, non può essere ignorato, così come non sono più accettabili le asimmetrie normative con le imprese europee che producono contenuti o veicolano servizi».
Nel mirino la gestione dei dati a fini pubblicitari. La «profilazione sempre più raffinata e la progressiva combinazione dei dati immagazzinati» consente di orientare la produzione dei beni secondo l’aspettativa dei consumatori, evidenzia. E così i «colossi di Internet diventano sempre più intermediari esclusivi tra produttori e consumatori». Per questo «non dovremmo permettere che i dati personali, che hanno assunto un valore enorme in chiave strategica, diventino di proprietà di chi li raccoglie e dobbiamo continuare a pretendere la trasparenza dei trattamenti», spiega e annuncia che, insieme ad altre Authority europee è stato aperto un «procedimento nei confronti di Google per la gestione opaca relativa alle nuove regole privacy adottate che consentono di incrociare i dati dell’utente rispetto a tutti i servizi utilizzati (da Gmail a YouTube a Google Maps solo per citarne alcuni).
«La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea — replica un portavoce Google — e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci. Siamo stati costantemente in contatto con le diverse autorità coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro».
Respingendo a priori le accuse di censura il Garante fa notare inoltre che la «trasparenza assoluta» della rete è «un mito» e «non necessariamente significa verità». L’utente viene «inconsapevolmente guidato nelle scelte» e i «maggiori operatori possono liberamente decidere la gerarchia delle notizie». Del resto, aggiunge Soro, «la pretesa di proteggere la democrazia attraverso la compressione delle libertà dei cittadini rischia di mettere in discussione l’essenza stessa del bene che si vuole difendere». Così, prendendo a spunto i crescenti timori per le «notizie che arrivano dagli Usa», ricorda che l’Europa, in attesa della revisione delle norme sulla privacy nel 2014, «intende ribadire il ruolo centrale delle proprie regole, superando le resistenze degli altri Paesi e delle grandi corporazioni».
Soro se la prende anche con i patiti dei social network. «Inserire compulsivamente commenti nelle piazze virtuali, per un incontenibile bisogno di condivisione, sembra spostare sempre di più il limite della riservatezza, di quanto è opportuno rivelare o dichiarare di sé e degli altri. La percezione del confine di ciò che è lecito e accettabile finisce per sbiadire», avverte. «In troppi casi l’opinione dissenziente si trasforma in offesa, la critica tracima nell’oltraggio. Il mondo online, che indebolisce le remore morali, amplifica gli effetti di fenomeni quali il bullismo mediatico, reso purtroppo di attualità da recenti vicende di cronaca». «Non possiamo più essere indulgenti con la violenza verbale presente su Internet», riassume, d’accordo con la presidente della Camera, Laura Boldrini. Plaude Telefono azzurro, secondo il quale a un adolescente su 4 è capitato di trovare proprie informazioni false online. E, nel 2012, uno su 5 ha trovato online proprie foto imbarazzanti senza averne precedentemente autorizzato la pubblicazione.
Infine le intercettazioni. Soro annuncia che a breve arriveranno nuove regole «per indicare soluzioni idonee ad elevare lo standard di protezione dei dati trattati ed evitarne indebite divulgazioni». Cautele in più da adottare in procura per evitare le fughe di notizie che «rischiano di danneggiare le indagini e di violare la dignità delle persone». E una revisione del codice deontologico della stampa per evitare quello che lui definisce «giornalismo di trascrizione».

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