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Rischio Pinto per 600 mila riti

Oltre 600 mila processi civili arretrati a «rischio Pinto». Che potrebbero costare al Ministero della giustizia dai 240 milioni euro ai 480 milioni euro, a seconda che siano moltiplicati per la soglia minima o quella massima di indennizzo per eccessiva durata, fissate rispettivamente in 400 o 800 euro dalla legge Stabilità 2016.
Somme consistenti, che vanno ad aggiungersi al debito pregresso di 400 milioni euro e che costituiscono quel «debito giudiziario» che assorbe risorse (il relativo capitolo di bilancio è finanziato ogni anno con 180 milioni euro) che potrebbe essere destinate invece alla migliore efficienza. A via Arenula la preoccupazione per questo debito monstre rimane alta, tanto che si sta valutando come intervenire nuovamente per «calmierare» gli indennizzi o introdurre nuovi paletti, dopo il giro di vite approvato con la legge n. 208/2015 (la legge Stabilità 2016, appunto). Si tratterebbe di una soluzione necessitata dalle ristrettezze di bilancio, nella speranza che la leva della buona organizzazione degli uffici, per garantire una più efficace e tempestiva risposta di giustizia, produca gli effetti sperati. D’altra parte, il ministro Andrea Orlando ha fatto della organizzazione e della copertura degli organici un punto politico del suo programma di azione. E lo ha ribadito mercoledì durante il question time alla Camera, rispondendo ad una interrogazioni parlamentare che collegava proprio le altissime percentuali di scopertura del personale di magistratura ordinaria (11%), di magistratura onoraria (28%) e di giudici di pace (60%) al debito finanziario per irragionevole durata dei processi. I dati aggiornati al II trimestre 2016 dei processi civili che hanno accumulato ritardi oltre le soglie di durata massima fissate per legge (tre anni per i procedimenti in primo grado; due anni per i procedimenti in appello; un anno per i procedimenti in Cassazione) sono pubblicati proprio dal Ministero. Si tratta di 612 mila procedimenti, di cui 77.270 ultra annuali in Cassazione (con una incidenza del 49% di quelli tributari), 155.330 ultrabiennali in Corte d’appello e 447.375 ultratrienniali in Tribunale. In Corte d’appello e in Tribunale il «peso» dell’arretrato «irragionevole» è costantemente diminuito negli anni (per esempio in I grado era di 646 mila nel 2013); non così in Corte di cassazione dove cresce con andamento «regolare» di mille processi ogni anno. La doppia strategia di via Arenula è dunque quella di arginare l’esborso finanziario e nel contempo agire sulla copertura degli organici. In cantiere vi è anche la riforma del processo civile, che però è ferma alla Camera dei deputati. Anche se la commissione Giustizia valuterà queste settimana alcuni emendamenti del relatore David Ermini al dl «pensioni magistrati», volti a introdurre misure per velocizzare il processo di Cassazione. Sul primo punto, via Arenula pensa ad una nuovo intervento restrittivo, ancora da definire, con la nuova legge di Stabilità, dopo quello del 2015 che ha ridotto le soglie di indennizzo, previsto margini di flessibilità per la determinazione finale della somma, introdotto una serie di condizioni di ammissibilità della richiesta di risarcimento, ipotesi di esclusione, la presunzione fino a prova contraria della insussistenza del danno. Sul versante organico del personale amministrativo, Orlando ha riferito che «gli sforzi compiuti hanno portato ad assicurare copertura finanziaria per il reclutamento, con varie modalità, di circa 4 mila unità», di cui 1.300 già in servizio.

Quanto ai magistrati: tra il gennaio 2017 e il gennaio 2018 è prevista l’immissione in servizio di circa 700 nuovi magistrati, grazie alla riduzione del tirocinio operata dal decreto-legge n. 168 del 2016, attualmente all’esame della commissione giustizia della Camera, oltre la procedura concorsuale per 350 posti. Con una avvertenza che suona come un avvertimento ai capi degli uffici: «Ho visitato i dieci tribunali con maggiori difficoltà in Italia: sette erano a pieno organico amministrativo e di personale giudiziario. È vero che ci sono dei vuoti di organico, ma il tema di come si utilizza l’organico e di come si dirigono gli uffici è un tema dal quale non possiamo assolutamente prescindere per evitare il rischio di dover pagare soldi per risarcire i cittadini che hanno subito un danno».

Claudia Morelli

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