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«Rischio nuova manovra nel 2014»

L’Ocse rivede al ribasso le previsioni sull’andamento economico dell’Italia (nell’ambito peraltro di una correzione generale rispetto alle stime precedenti), ma sottolinea che le riforme strutturali avviate dal Governo Monti sono «impressionanti» e che nel corso del 2013 dovrebbe riaffacciarsi la crescita. Purché dopo le elezioni il Paese non abbandoni la strada in cui si è avviato.
Nel tradizionale outlook d’autunno, l’organizzazione parigina prevede per l’Italia un calo del Pil del 2,2% quest’anno (era dell’1,7% in maggio) e dell’1% l’anno prossimo (era dello 0,4%), mentre nel 2014 dovrebbe esserci un aumento dello 0,6 per cento. Si tratta comunque della ripresa più debole, Grecia esclusa, dell’intera area Ocse. Sempre nel 2014 quest’ultima dovrebbe infatti crescere del 2,3%, mentre l’Eurozona dovrebbe salire dell’1,3%, con la Germania a +1,9% e la Francia a +1,3 per cento.
«La politica condotta dall’Italia per realizzare le riforme strutturali favorevoli alla crescita e al risanamento dei conti pubblici – spiega il rapporto dell’Ocse – è ben avviata. Ciononostante l’attività economica a breve continuerà a rallentare per l’effetto congiunto degli sforzi di politica fiscale, della perdita di fiducia da parte di imprese e famiglie e del peggioramento delle condizioni di accesso al credito. La debolezza della crescita contribuirà ad accrescere le pressioni sul lavoro». Il tasso di disoccupazione dovrebbe infatti passare all’11,4% l’anno prossimo (rispetto al 10,6% del 2012) e all’11,8% nel 2014. Anche in questo caso, purtroppo, in linea con l’intera area euro, il cui livello di disoccupazione dovrebbe raggiungere, sempre nel 2014, il 12 per cento.
L’Italia, dove «i consumi sono scesi a un ritmo senza precedenti dai tempi della seconda guerra mondiale», è quindi «entrata nella sua seconda grave recessione nel giro di tre anni», nonostante «le iniziative governative, le quali hanno però consentito al Paese di evitare un’evoluzione ben più negativa». Iniziative che l’Ocse valuta appunto molto positivamente, sempre che il cammino virtuoso non si interrompa: «Affinché producano gli effetti desiderati, le riforme dei mercati del lavoro e dei beni e servizi devono essere applicate rapidamente, in maniera integrale e coerente». Ecco perché, come sottolinea il numero due e capo economista dell’Ocse Pier Carlo Padoan, i timori più grandi riguardano il dopo elezioni, il dopo Monti: «Il problema vero è quello della continuità dell’azione politica».
«Una delle maggiori fonti d’incertezza – si legge nell’outlook – consiste nella volontà del Governo che assumerà la gestione del Paese dopo il voto di aprile di tenere la rotta del risanamento di bilancio e delle riforme strutturali favorevoli alla crescita. Un passo indietro su uno di questi due fronti sarebbe deleterio per la fiducia dei mercati e per la crescita».
Nuovo Governo che, secondo l’organizzazione, potrebbe anche trovarsi nella necessità di varare un’ulteriore, importante manovra correttiva. «Se le previsioni dell’Ocse, meno ottimistiche di quelle governative, dovessero concretizzarsi – spiega il rapporto – potrebbe essere indispensabile una nuova stretta di bilancio nel 2014». L’organizzazione stima infatti un deficit al 2,9% del Pil nel 2013, ma al 3,4% nel 2014, con un debito che sale al 132,2% del Pil (dopo il 127,8% del 2012 e il 130,4% del 2013).
Quanto allo scenario generale, l’Ocse ritiene che si sia fatto abbastanza sul fronte del risanamento e che non si debba andare oltre, «lasciando agire liberamente gli stabilizzatori automatici» e proseguendo con una politica monetaria accomodante. Se la situazione dovesse ancora peggiorare bisognerebbe anzi rallentare i programmi di riduzione di deficit e debito e varare misure temporanee di rilancio là dove ci sono i margini per farlo (Germania e Cina).

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