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Rischio local tax per le imprese

Abitazione principale con aliquota standard al 2,5 per mille e massima al 5 per mille, accompagnate da una detrazione fissa da 100 euro, tetto al 12 per mille sugli altri immobili ma deducibilità limitata al 20% per i capannoni e in genere i fabbricati strumentali alle attività economiche.
La prima bozza sulla «tassa unica» locale, emersa dal cantiere governativo che la sta lavorando in vista dell’emendamento alla legge di stabilità da introdurre al Senato, conferma le anticipazioni della vigilia (si veda Il Sole 24 Ore del 15 novembre) ma si rivela più “avara” del previsto sul versante degli “sconti” sul reddito di imprese, artigiani, commercianti e professionisti. Nelle settimane scorse, era stata ipotizzata la possibilità di scontare dal reddito Ires o Irpef almeno il 30% della tassa pagata sugli immobili strumentali, e c’è da sperare che il testo definitivo non vada sotto questa soglia: oggi infatti l’Imu è deducibile al 20% ma la Tasi al 100%, e nei Comuni (la metà del totale) che hanno applicato anche il tributo sui servizi indivisibili a negozi e capannoni il ritorno al 20% si tradurrebbe in un nuovo rincaro fiscale. Il testo, comunque, deve ancora trovare la propria forma definitiva, che dovrebbe ospitare anche la norma annunciata dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti con cui si escluderà la possibilità (solo per il futuro) di far moltiplicare la base imponibile per la presenza di macchinari «imbullonati». Quella fra sconti e gettito è una partita delicata, tanto più in un contesto nel quale il limite massimo delle aliquote lontano dall’abitazione principale sale al 12 per mille, cioè più in alto del 10,6 per mille attuale (11,4 nei Comuni che hanno previsto detrazioni sull’abitazione principale finanziandole con la «super-Tasi»). Scompare, poi, l’esenzione Imu sui fabbricati invenduti dai costruttori (rimane la possibilità di aliquote agevolate scelte dai Comuni) e quella sui rurali strumentali, che incontrano un’aliquota standard dell’1 per mille (come la Tasi) e massima del 2 per mille.
Chiaro, invece, nella bozza appare l’obiettivo della “semplificazione”, perseguito attraverso una deroga espressa all’autonomia tributaria (articolo 52 del Dlgs 446/1997) che quest’anno fra Imu e Tasi ha prodotto 200mila aliquote nelle diverse delibere comunali. In base al progetto, la tassa unica potrà essere differenziata solo «nei limiti e nei casi previsti dalla legge», cioè dalla stessa nuova normativa che offre un panorama decisamente più limitato rispetto a quello attuale. Sull’abitazione principale, per esempio, si prevedono possibili aliquote diverse per le case «di lusso» (categorie A/1, A/8 e A/9), per quelle in cui viva un invalido al 100% o «con situazione di riconosciuta gravità» oppure per le famiglie con più di tre figli conviventi fino a 26 anni di età (nessuno sconto aggiuntivo è previsto per i primi tre figli).
Sulle case diverse dalla prima, invece, le aliquote potranno differenziarsi per gli immobili (ufficialmente) vuoti da almeno due anni, per quelli affittati a canone concordato, per quelli in cui il locatario stabilisce la propria abitazione principale e per i comodati a parenti oltre il primo grado (per genitori e figli resta l’assimilazione automatica all’abitazione principale).
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