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Rischio Lisbona, l’Ue prepara 75 miliardi

di Ivo Caizzi

BRUXELLES— Le dimissioni del governo di Lisbona hanno cambiato il clima del Consiglio dei 27 capi di Stato e di governo dell’Ue, che ha definito la strategia anti-crisi e la capitalizzazione in contanti del fondo salva-Stati permanente, concedendo la dilazione in cinque anni chiesta dalla Germania e gradita dall’Italia. Il presidente dell’Eurogruppo e premier lussemburghese, Jean-Claude Juncker, ha indicato in 75 miliardi di euro l’importo degli aiuti che potrebbero essere concessi al Portogallo -ora paralizzato dalla bocciatura dell’esecutivo minoritario del socialista José Socrates -se fossero richiesti per rifinanziare il debito pubblico. Farebbero seguito ai 110 miliardi assegnati alla Grecia e ai 67,5 miliardi per l’Irlanda. L’agenzia di rating Fitch ha declassato l’affidabilità del debito portoghese e la speculazione ha sospinto i tassi sui titoli di Stato a dieci anni sempre più vicino a un 8%difficilmente sostenibile. Socrates, che all’inizio dei lavori è stato salutato dal premier Silvio Berlusconi con un bacio di incoraggiamento, ha rassicurato di voler «difendere il Portogallo, la moneta comune e il progetto europeo» e sul rispetto del rigore finanziario anche con il prossimo governo. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha invitato Lisbona a rispettare gli impegni di rigore finanziario anche in futuro. Il presidente francese della Bce Jean-Claude Trichet ha rafforzato la linea tedesca. Il nuovo premier irlandese Enda Kenny ha rinviato la richiesta di uno sconto sui tassi dei prestiti ottenuti dal fondo salva Stati a dopo la verifica sulle difficoltà del sistema bancario nazionale, che coinvolge ingenti esposizioni di banche tedesche, britanniche, francesi e di altri Paesi Ue. Vari leader temono che a Dublino potrebbero aver bisogno di altri aiuti e hanno deciso verifiche sulla solidità delle banche più serie di quelle dell’anno scorso. Il rischio di estensione dei problemi alla Spagna è stato rilanciato dall’annuncio dell'agenzia Moody's sul declassamento dell’affidabilità di una trentina di banche spagnole, che in genere apre la strada agli attacchi della speculazione sul Paese. Juncker ha ammesso il rischio di uno «stupido gioco del domino che vedrebbe messi alla prova un Paese dopo l’altro» . Polonia, Bulgaria, Danimarca, Romania, Lettonia e Lituania, pur esterni all’Eurozona, hanno accettato di aderire al patto per l’euro, che prevede impegni solo volontari e, dopo questo allargamento, è stato definito «plus» . I piani di austerità imposti da Bruxelles ai Paesi con difficoltà di bilancio— per rassicurare i mercati finanziari — stanno invece creando malumori. Socrates è il secondo premier, dopo l’irlandese Brian Cowen, a doversi dimettere per aver accettato la linea Ue dei tagli alla spesa pubblica. Ieri una manifestazione dei sindacati europei a Bruxelles ha contestato proprio i piani di austerità. La stessa Merkel ha ottenuto una più comoda rateazione della quota tedesca da 22 miliardi nel capitale in contanti per il fondo stabile salva Stati da 700 miliardi, che andrà versata dal 2013 (prima delle elezioni tedesche). Anche l’Italia pagherà i suoi 14 miliardi in cinque rate. Sempre il voto in arrivo ha portato la premier finlandese Mary Kiviniemi a pretendere il rinvio a giugno dell’aumento da 250 a 440 miliardi del fondo temporaneo salva Stati. Oggi la Merkel intenderebbe rilanciare sull’insicurezza del nucleare scontrandosi con il presidente francese Nicolas Sarkozy, suo ex alleato di ferro, che guida il Paese Ue leader nell’energia atomica.

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