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A rischio la fusione Lse-Deutsche Börse

L’agognato consolidamento dei mercati finanziari europei, indispensabile per rafforzare l’Europa in quanto piazza globale, appare nuovamente in forse dopo che nel fine settimana il London Stock Exchange (Lse) ha respinto la richiesta comunitaria di vendere il Mercato dei titoli di Stato (Mts) in modo da avere il benestare alla fusione con Deutsche Börse. Qui a Bruxelles la Commissione europea ha preferito non commentare perché la scadenza per una decisione è in aprile.
Durante un quotidiano punto stampa, il portavoce dell’esecutivo comunitario Ricardo Cardoso si è limitato ad affermare: «Non abbiamo commenti da fare su inchieste antitrust in corso». Domenica, il Lse, che è associato a Borsa Italiana, aveva spiegato che non avrebbe venduto Mts pur di avere il benestare comunitario alla fusione con Deutsche Börse. La presa di posizione giunge in una fase delicata del negoziato, e fa pensare in un nuovo fallimento del difficile tentativo di aggregare i mercati europei.
Fin dal settembre scorso, la Commissione si era interrogata sulla fusione in una ottica anti-trust. Aveva commentato la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager in un comunicato: «Dobbiamo vigilare perché gli attori del mercato continuino ad avere accesso alle infrastrutture dei mercati finanziari a condizioni di concorrenza. Ecco perché abbiamo avviato una inchiesta approfondita» sull’annunciata fusione da 29 miliardi di euro.
Secondo una prima analisi dell’esecutivo comunitario, effettuata l’anno scorso, la proposta fusione tra il Lse e la Deutsche Börse avrebbe limitato la concorrenza nei seguenti settori: i prodotti derivati, le azioni tedesche, i prodotti negoziati in Borsa, le camere di compensazione. «Una tale fusione provocherebbe di gran lunga la nascita del più grande operatore borsistico d’Europa», aveva spiegato la Commissione in settembre.
Secondo una ricostruzione degli ultimi avvenimenti, la richiesta della Commissione di vendere Mts è giunta dopo che la fusione proposta dalle due società finanziarie è stata oggetto di un test di mercato basato sulla vendita di Lch Clearnet. Questo esame ha sollevato perduranti dubbi sulla sostenibilità della fusione in termini di libera concorrenza, tanto che Bruxelles ha chiesto alle due aziende di effettuare ulteriori dismissioni, tra cui quella di Mts, un mercato vigilato dalle autorità italiane.
Nel suo comunicato di domenica, Lse lascia intendere come vi sia poco tempo rimasto per correggere il progetto di fusione, e fa capire che l’accordo rischia di andare a monte. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, è vero che il tempo stringe – una decisione comunitaria deve giungere entro il 4 aprile –, ma questo dipende dal fatto che le due società hanno risposto all’ultimo secondo alle richieste di informazione. Ciò detto, la partita, almeno agli occhi di Bruxelles, rimane aperta.
Sorpreso dall’ipotesi di una vendita di Mts, il governo italiano ha chiesto alla società inglese tempo per studiare l’eventuale dismissione, ma la scelta di Lse è giunta prima che Roma potesse dire la sua. Più in generale, la vicenda sottolinea la difficoltà per la UE di creare una Borsa di livello globale. «Senza questa fusione non abbiamo un grande mercato europeo, anche se è proprio ciò di cui avremmo ragione», ha detto ieri Michael Fuchs, un deputato democristiano tedesco.

Beda Romano

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