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Rischio-impasse sulle semplificazioni

Semplificazioni ancora in stand by. L’aumento da tre a cinque anni del periodo di osservazione per le società in perdita sistemica così come la cancellazione della responsabilità solidale negli appalti e il conseguente inasprimento della stessa responsabilità nei confronti dei liquidatori dell’impresa cancellata rallentano la corsa del Dlgs semplificazioni che dovrà tornare di nuovo in Parlamento. Non prima, però, di un secondo passaggio interlocutorio del Dlgs attuativo della delega fiscale al prossimo Consiglio dei ministri. Un percorso che però non dovrebbe portare molte novità favorevoli a professionisti e Caf sul fronte delle sanzioni in caso di modifica alla dichiarazione precompilata. L’unica limitazione in arrivo è rappresentata dall’ipotesi di una condotta dolosa del contribuente, ossia finalizzata a ingannare l’intermediario: ipotesi tutt’altro che facile da dimostrare (si veda l’articolo a lato).
Ma ritorniamo all’iter. Il cammino è segnato dalla stessa legge delega (la 23/2014) che prevede una procedura rafforzata, simile a quella già utilizzata nella passata legislatura per i decreti attuativi del federalismo fiscale, secondo cui se il Governo non intende conformarsi ai pareri parlamentari, è obbligato a trasmettere nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modifiche. I pareri definitivi delle commissioni Finanze dovranno comunque essere espressi entro dieci giorni, decorsi i quali i provvedimenti potranno essere comunque adottati. Dopo il nuovo parere i provvedimenti torneranno in una sorta “di terza lettura” a Palazzo Chigi per il varo definitivo.
Una “vigilanza” rafforzata del Parlamento sull’operato del Governo che non risparmierà anche l’altro decreto attuativo della delega fiscale sulle nuove commissioni censuarie previste dalla riforma del catasto (si veda il servizio a pagina 36) e licenziato dalle Camere prima della pausa estiva.
Dall’Esecutivo assicurano comunque che si tratterà di un passaggio molto rapido. Le Camere, infatti, si dovranno soffermare soprattutto su quelle parti modificate dal Governo e che nel primo passaggio non erano state affrontate. È il caso ad esempio della nuova norma che il Governo intende introdurre ex novo per rafforzare la responsabilità solidale sui liquidatori e i soci di imprese in stato di liquidazione.
Come anticipato dal Sole 24 Ore del 5 settembre scorso, il nuovo testo messo a punto dal Governo prevede che se i liquidatori non pagano nell’attività di liquidazione le imposte dovute dall’impresa rispondono in proprio del pagamento «se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati».
Una modifica non chiesta dalle Camere e che al contrario “se confermata” finirà per sterilizzare la norma voluta dalle commissioni e sollecitata dalle Entrate per bilanciare la cancellazione della responsabilità solidale negli appalti: consentire al Fisco di inseguire con accertamenti e controlli le imprese in liquidazione – già ribattezzate “zombi” – nei cinque anni successivi alla loro cancellazione dal registro delle imprese. Con la nuova modifica saranno i liquidatori a finire nel mirino del Fisco.
Un’altra misura sotto osservazione riguarda le imprese in perdita sistemica, il cui periodo sotto la lente prima di essere dichiarate di comodo è destinato a passare da tre a cinque anni.

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