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Rischio hacker, dubbi sulla privacy L’app «Immuni» sotto accusa

ROMA – Diverse segnalazioni, molte osservazioni critiche. Sulla garanzia della privacy, sui rischi di hackeraggio, sulla partecipazione cinese (seppur minima) nella società che ha creato l’app, sul rischio di «transito di dati» verso Apple e Google e comunque verso mani straniere. Ma non una vera e propria bocciatura per Immuni, l’app della società milanese Bending Spoons scelta dal governo come strumento per ridurre il rischio di una seconda ondata di contagio. Il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha approvato la relazione sulla applicazione per il tracciamento dei contatti. Il documento adesso sarà trasmesso al Parlamento dove è in discussione il decreto legge che disegna la cornice giuridica dell’operazione.

La relazione sottolinea l’opportunità di definire meglio le procedure per il trattamento dei dati sanitari, facendo chiarezza tra il ruolo del ministero della Salute e quello delle Asl. Osserva come sia necessario garantire che non ci siano possibili trasmissioni di dati verso Apple e Google, che a breve dovranno rilasciare la nuova Api, l’interfaccia di programmazione dell’app, che materialmente consentirà il tracciamento dei dati attraverso la tecnologia bluetooth. Fa notare che la società che ha creato l’app italiana, Bending Spoons, pur avendo regalato il progetto al governo italiano, per almeno sei mesi fornirà assistenza e quindi resterà coinvolta ma non si capisce bene in che modo. Circostanza che viene legata alla partecipazione della famiglia Pao/Cheng, al di sotto del 2%, ma considerata sensibile.

Il documento ripercorre anche il percorso seguito per la scelta della app. Ricordando che la task force del ministero aveva suggerito di testare due applicazioni in parallelo, pur sottolineando che Immuni fosse in stato più avanzato, e che il governo ha deciso di concentrarsi su una sola, visti i ritardi già accumulati. E anche che nella decisione è stato sentito il parere del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Non hanno deciso i servizi, insomma, ma il loro parere ha pesato, e del resto sarebbe stato grave il contrario vista la delicatezza della materia.

La relazione del Copasir, inviata proprio al Dis prima di essere trasmessa alle Camere, è stata approvata con sei voti a favore e un’astenuta, la 5 Stelle Federica Dieni, che ha l’ha giudicata poco tecnica e troppo politica. Tre le assenze: Antonio Zennaro, l’ex M5S che insieme a Paolo Arrigoni (Lega) aveva presentato la relazione, l’altro grillino Francesco Castiello ed Elio Vito di Forza Italia. La sostanziale assenza del M5S si spiega con l’intenzione di non mettere la firma sotto un documento che critica un progetto portato avanti da uno dei propri rappresentanti al governo, la ministra per l’Innovazione Paola Pisano. Che proprio ieri ha ripetuto in Parlamento le sue rassicurazioni: chi non scaricherà l’app non sarà penalizzato, i «dati non potranno finire in mano straniera», nemmeno «Bending Spoons li tratterà in alcun modo». Proprio ieri Immuni è stata promossa con il massimo dei voti, cinque stelle su cinque, dal Mit, il Massachusetts Institute of Technology, che ha lanciato un progetto di informazione sulle caratteristiche delle app per il contact tracing.

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