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Rischio Grecia: in Italia 6 miliardi di bond

di Federico Fubini

MILANO— Negli ultimi nove mesi del 2010, mentre le banche italiane si liberavano dei titoli di Stato greci, i piccoli risparmiatori hanno fatto il pieno. Gli istituti hanno venduto molti dei loro «Sirtaki-bond» , ma nel frattempo gli investitori fai-da-te hanno aumentato l’esposizione in modo significativo. Una tendenza contraria anche a quella dei fondi comuni venduti in Italia, che da mesi stanno scaricando sul mercato molto del rischio Grecia che avevano. Le elaborazioni del «Corriere della Sera» sulla base di dati istituzionali fotografano la situazione con chiarezza. Al 31 marzo 2010 risultavano nei bilanci delle banche e delle assicurazioni italiane titoli di Stato greci per un valore nominale di 7,068 miliardi di euro. Il mondo del risparmio, fatto di piccoli investitori fai-da-te, ne aveva invece in portafoglio 532 milioni. Avanti veloce e a fine 2010 la situazione è già molto diversa: banche e assicurazioni italiane hanno tagliato la loro esposizione su Atene a quota 4,5 miliardi, mentre invece i piccoli risparmiatori l’hanno aumentata. In nove mesi, i titoli di Stato ellenici direttamente in mano al pubblico in Italia sono saliti di 168 milioni a un totale di 700 milioni. Peraltro fra giugno e dicembre 2010 anche i fondi comuni hanno ridotto il peso di Atene di circa 400 milioni. L’Italia è dunque entrata nel 2011 con poco meno di sei miliardi di titoli greci distribuiti fra banche, aziende e privati. Ma mentre gli investitori professionali prendevano le distanze, le famiglie italiane per qualche motivo si sono fatte carico di quel rischio. Difficile capire cosa sia successo, in questa vicenda che riaccende i riflettori sulla difficoltà della tutela del risparmio. Molti piccoli risparmiatori saranno stati attratti dagli alti rendimenti (presunti) e dalle garanzie offerte al massimo livello in Europa -Angela Merkel a Berlino, Nicolas Sarkozy a Parigi -che l’euro sarebbe stato difeso. Molti hanno preso per certo un salvataggio di Atene. Resta però da capire se le banche italiane abbiano trasferito parte dei loro titoli greci ai clienti, incoraggiandoli a comprare o almeno evitando di metterli in guardia. Di certo oggi la dinamica del debito greco, i prezzi dei bond e i problemi politici in Europa rendono l’insolvenza plausibile. Potrebbe avvenire con un rinvio delle scadenze di rimborso, o con un taglio al valore dei titoli. Ma è comunque un’ipotesi così realistica, che Goldman Sachs ha già fatto i conti. Ai dati degli ultimi giorni, le banche elleniche sono esposte al rischio sovrano del proprio Paese per 60 miliardi e il loro capitale rischia di finire spazzato via. Le banche tedesche invece sono esposte per 18,7 miliardi sulla Grecia e per 43 sui tre Paesi più a rischio (Irlanda e Portogallo inclusi). La posizione degli istituti italiani si è invece ridotta ancora, con 1,7 miliardi di titoli greci e 2,3 miliardi totali se si aggiungono Dublino e Lisbona. Secondo le stime di Goldman, anche alcuni istituti del “ nucleo duro” europeo rischiano qualcosa in caso di ristrutturazioni del debito in Grecia, Irlanda e Portogallo. La tedesca Hypo RE ha un’esposizione complessiva sui tre Paesi da 21,9 miliardi, Bnp Paribas di 7,3 miliardi (buona parte con Sirtaki-bond per la banca che controlla Bnl) e Société Générale rischia su 3,2 miliardi. Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno entrambe una posizione ridotta a 1,1 miliardo ciascuna.

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