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Rischio declassamento da Moody’s

Il mercato guarda al debito di 40 miliardi del gruppo Telecom Italia e alle mosse delle agenzie di rating. In una giornata in cui il titolo del gruppo tlc si è mosso nervosamente in Borsa per poi chiudere in rialzo dell’1,6%, tra gli addetti ai lavori l’attenzione era rivolta più al mercato abbligazionario e alle conseguenze che il board di ieri potrebbe avere sul rating del debito di Telecom Italia. Già perché in principio il consiglio di amministrazione di Telecom italia, che si è poi rivelato la sede delle dimissioni del presidente Franco Bernabè, era considerato «decisivo» per ben altre questioni: doveva essere l’appuntamento in cui si alzava il velo sul piano industriale del gruppo telefonico o, se Bernabè fosse rimasto alla guida, il terreno dove si sarebbero dovute misurare le forze in campo di fronte alla necessità di un aumento di capitale dell’azienda o di uno spezzatino delle attività in Sud America. Nulla di tutto cio’.
Il punto è che tra gli spettatori attenti di quel board c’erano soprattutto le agenzie di rating. Con un obiettivo: capire quali misure di rafforzamento patrimoniale Telecom Italia aveva in cantiere. Il gruppo tlc ha infatti urgenza di evitare il declassamento del proprio debito al livello di “spazzatura”, minaccia che, secondo gli analisti, rischia di concretizzarsi ancor prima che siano stati presentati i risultati del terzo trimestre. Moody’s, del resto, ad agosto era stata chiara su questo punto: per mantenere l’investment grade l’unica chance di Telecom Italia era legata alla capacità del management di reagire in tempi brevi al contesto avverso «attuando misure per rafforzare il bilancio e ridurre i rischi finanziari». Misure che – sottolineava l’agenzia – sarebbero state valutate per capire se «sufficienti e abbastanza tempestive per compensare pienamente l’aumentato profilo di rischio del business».
Allo stato attuale e salvo colpi di scena, Telecom Italia non ha deliberato alcuna misura “d’urgenza”. Nessun aumento di capitale, nè tantomeno cessione di assets. Non solo: perfino il piano industriale, già pronto e delineato dall’amministratore delegato Marco Patuano, al momento è stato congelato in attesa di capire come si evolverà la situazione al vertice.
Naturale che le attese sono che Moody’s possa intervenire da un momento all’altro per abbassare il suo giudizio sul debito di Telecom Italia fino a portarlo nel settore high yield (alto rischio e rendimento). Nessun commento dall’agenzia di rating Moody’s. Se questo accadesse, Telecom non sarebbe più considerata come investimento “sicuro” per gli istituzionali di lungo termine. Con il risultato finale che molti fondi verrebbero indotti a vendere le obbligazioni Telecom: questo aumenterebbe i rendimenti e dunque il costo del finanziamento per il gruppo tlc. L’andamento dei derivati del credito è indicativo in tal senso: mostra come da quando è stato perfezionato il riassetto di Telco che, nella sostanza, con il passaggio del 66% a Telefonica ha allontananto lo scenario di un aumento di capitale, il premio per il rischio chiesto dagli investitori è aumentato: i cds, derivati del credito contro il rischio di insolvenza dell’emittente, sono balzati da 300 punti base a 335. Come dire, per coprire da un eventuale default i bond Telecom, oggi si paga di più.

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