Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rischio concerto, il patto su Trieste allenta la pressione su Mediobanca

C’è un rumore di fondo, a Piazza Affari, intorno alla partita Generali. Un detto non detto. Un dubbio che aleggia tra le sale operative. Che può essere tradotto così: ora che Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio hanno formalizzato un patto di consultazione su Generali, dove insieme detengono circa l’11%, c’è il rischio che venga attribuita loro un’azione di concerto anche su Mediobanca (dove detengono circa il 22% e dunque vicino alla soglia d’Opa del 25%), magari anche al fine di rafforzare la loro azione su Generali? Insomma: c’è odore di concerto in questa partita così delicata per gli equilibri della finanza italiana? Il Sole 24 Ore ha interpellato alcuni avvocati esperti di queste tematiche, pur mantenendoli in forma anonima, per cercare di capire quanto sia fondato o meno questo “rumore di fondo” di Piazza Affari. Ma la risposta è stata – almeno allo stato attuale delle cose – negativa da tutte le parti interpellate. «È difficile immaginare un rischio concreto di concerto», «non si può fare un processo alle intenzioni, servirebbero prove», «tenderei ad escluderlo», sono alcuni dei commenti raccolti. Certo, le cose potrebbero cambiare. La finanza non è mai una scienza esatta. Ma servirebbero prove (mail o documenti).

Per il Testo Unico della finanza un’azione di concerto è l’azione congiunta di due o più azionisti sulla base di un accordo (che può essere espresso oppure tacito) con due finalità possibili: ottenere il controllo di una società quotata oppure contrastare gli obiettivi di un’Opa. Escludendo la seconda ipotesi, il punto è capire se, su Mediobanca, Caltagirone (che detiene il 3%) e Del vecchio (che ha il 18,9%) possano agire di concerto per cercare di ottenere il controllo di Piazzetta Cuccia. Anche con l’intento di influenzare la partita su Generali (dove i due imprenditori sono usciti allo scoperto), dato che Mediobanca è l’azionista principale del Leone di Trieste con il 12,93%.

L’ipotesi è suggestiva, ma vari elementi tendono ad escluderlo. In primo luogo la natura stessa del patto da loro stipulato su Generali: si tratta infatti di un semplice patto di consultazione, con una scadenza ben precisa (il termine dell’assemblea dei soci di Generali), con un fine ben preciso («consultarsi in merito alle materie poste all’ordine del giorno dell’assemblea, con particolare riferimento alla nomina del nuovo Cda»). Insomma: si tratta di un patto ben circoscritto. A termine. «Questo accordo aiuta a palesare il fatto che la loro alleanza è finalizzata ad un’unica assemblea – osserva un avvocato -. In questo modo è come se Caltagirone e Del Vecchio circoscrivessero la loro azione comune, per eliminare sospetti o retropensieri su altri campi». Questo patto servirebbe insomma per escludere che ci siano altre intese altrove, magari in Mediobanca.

Vero è che se fossero segrete non lo sapremmo, per cui di per sé aver stipulato quel patto non esclude a priori altri accordi sottobanco. Ma è anche vero – e questo lo sottolineano con forza tutti gli avvocati sentiti – che eventuali altre intese andrebbero dimostrate. Tre sono le condizioni per definire se sussista o meno un’azione di concerto. Uno: i soggetti devono cooperare tra loro. Due: ci deve essere un accordo, anche tacito. Tre: il loro obiettivo deve essere quello di mantenere, acquisire o rafforzare il controllo su una società, in questo caso Mediobanca. «Tutto questo andrebbe provato – osserva un altro avvocato -. Bisognerebbe trovare mail o documenti che lo attestino». Solo in questo caso – cioè se la Consob trovasse le prove – se Caltagirone e Del Vecchio superassero insieme il 25% di Mediobanca dovrebbero lanciare un’Opa. «Ma allo stato dei fatti questa ipotesi sembra fantasiosa», osserva uno degli avvocati interpellati. «Sembrano tenersi a debita distanza da tutto questo», aggiunge un altro.

C’è poi un altro motivo: Caltagirone ha l’ok dalla Bce a salire in Mediobanca fino al 20% purché non interferisca sulla governance di Piazzetta Cuccia. Dunque non potrebbe controllare davvero l’istituto milanese. E questo ci porta alla seconda domanda: se sussista invece un’ipotesi di azione di concerto non su Mediobanca, ma sulla stessa Generali. Fatti due calcoli, dato che per Generali la soglia di Opa è al 25%, per oltrepassarla bisognerebbe mettere insieme le partecipazioni di Caltagirone, Del Vecchio, Benetton e Mediobanca stessa. I primi due un patto l’hanno palesato. Il terzo potrebbe anche entrarci. Ma Mediobanca attualmente è – nella partita Generali – nello schieramento opposto a Caltagirone e Del Vecchio. Questo sembrerebbe dunque dimostrare da un lato che i due imprenditori non detengono un «controllo rilevante» su Mediobanca, e dall’altro che è davvero difficile ipotizzare un concerto anche su Generali.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Corposo nel ddl delega approvato al Senato il pacchetto di modifiche nel diritto di famiglia, dall'...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi dieci anni i prestiti erogati alle imprese si sono ridotti del 26%. Si è passati infa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Archiviato al Monte dei Paschi di Siena lo sciopero preventivo di venerdì scorso, la lentissima tr...

Oggi sulla stampa