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Rischio caos per la rata Tasi In bilico tra settembre e ottobre

Sembrava fatta: dal 16 giugno al 16 ottobre. E invece, una volta passate le elezioni europee, riparte il braccio di ferro sul rinvio della prima rata della Tasi, la nuova tassa sulla casa, per i 6 mila Comuni che venerdì scorso non avevano ancora fissato aliquote e detrazioni. Quella del 16 ottobre è la data preferita dai sindaci, non a caso annunciata qualche giorno fa dal presidente dell’associazione dei Comuni Piero Fassino, e poi confermata dal presidente del consiglio Matteo Renzi, che pure aveva parlato più genericamente di ottobre. Ma il ministero dell’Economia, e in particolare la Ragioneria di Stato, vorrebbe un rinvio più breve: al 16 settembre, al massimo al 30 dello stesso mese. E la decisione finale non è stata ancora presa. 
I sindaci premono per il rinvio lungo in modo da evitare una scadenza troppo vicina al rientro dalle ferie e sovrapposta alla riapertura delle scuole. Il ministero dell’Economia, invece, preferisce settembre perché più il rinvio è lungo, più costa. Facendo slittare la scadenza della prima rata, lo Stato dovrebbe coprire il buco aperto nei bilanci dei Comuni dal mancato incasso dell’imposta. Sarebbe una semplice anticipazione di cassa, una specie di prestito a tempo. Ma, inevitabilmente, la durata del «prestito» incide sul costo dell’operazione.
Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, dice che il governo troverà una soluzione «prestissimo». Ma oltre al «quando», sulla proroga resta da definire anche il «come». La nuova data dovrebbe essere fissata con un decreto legge ad hoc da portare al prossimo Consiglio dei ministri, dove dovrebbe arrivare anche il primo passo per la riforma del catasto e cioè il decreto che rivede le commissioni censuarie che dovranno ricalcolare il valore patrimoniale degli immobili. Ma resta in piedi anche il «piano B»: inserire il rinvio della Tasi nel decreto legge che contiene il bonus da 80 euro, all’esame del Senato, che debutta con le buste paga di questi giorni. Proprio il bonus potrebbe essere allargato alle famiglie numerose. Il governo studia la fattibilità di un emendamento del Nuovo centrodestra che alza la soglia di reddito per le famiglie con un solo stipendio e con molti figli. Oggi il bonus si azzera sopra i 26 mila euro lordi l’anno. Nella nuova veste potrebbe essere esteso fino a 31 mila euro con due figli a carico, 40 mila con tre figli, 50 mila con quattro figli. L’operazione costerebbe quest’anno 88 milioni di euro, soldi da prendere aumentando i tagli alle Regioni. L’impresa non è facile: è possibile che un segnale per le famiglie numerose arrivi ma con soglie di reddito più basse.

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