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Rischio caos per la cedolare

L’allarme si è diffuso tra i professionisti negli ultimi due giorni: diversi uffici territoriali delle Entrate stanno chiedendo di presentare il modello 69 a chi ha scelto la cedolare secca nella dichiarazione dei redditi con Unico 2012. Una mossa che sta spiazzando gli addetti ai lavori e che rischia – se l’orientamento fosse confermato – di far ricadere migliaia di contribuenti nel regime della tassazione ordinaria. Con tanti saluti ai risparmi legati alla cedolare.
Le segnalazioni arrivano, tra l’altro, da Milano, Sesto San Giovanni, Schio, Grosseto e Viterbo. Il caso riguarda i cosiddetti vecchi contratti, cioè quelli che erano già stati registrati il 7 aprile 2011, quando è entrata in vigore la nuova imposta. Per questi contratti, infatti, il fisco ha previsto che la scelta per la cedolare fosse effettuata direttamente nella dichiarazione dei redditi. Da qui il dubbio: l’opzione in Unico 2012 vale per tutta la durata residua del contratto o solo per l’annualità contrattuale in corso nel 2011? Nel primo caso, il modello 69 non serve. Nel secondo, l’opzione va “confermata”. La circolare 26/E del 2011 aveva chiesto di ribadire la scelta per le annualità successive con il modello 69, ma questa lettura è poi stata smentita dalle risposte fornite dalle Entrate allo Sportello del Sole 24 Ore del 5 luglio 2012 oltre che dalla circolare 20/E del 2012 (si veda l’altro articolo in pagina).
Facciamo un esempio. Nel caso di un contratto stipulato il 1° marzo 2011, se prevalesse la lettura restrittiva, l’opzione per la cedolare applicata in Unico 2012 varrebbe solo fino al 29 febbraio 2012. Dopodiché, dal 1° marzo 2012, si tornerebbe al regime ordinario. Con un canone di 500 euro al mese, significa pagare da 75 a 1.095 euro in più per le somme incassate nel 2012, a seconda dello scaglione Irpef in cui ricade il proprietario. L’importo esatto varia anche a seconda del livello delle addizionali, ma la differenza è sensibile. E da quest’anno, con il taglio della deduzione forfettaria, l’Irpef è ancora più cara della cedolare: nello stesso esempio, da 225 a 1.365 euro in più.
In alcuni casi, gli uffici contestano in prima battuta il mancato pagamento dell’imposta di registro per l’annualità contrattuale iniziata nel 2012 e poi solo in un secondo tempo – dopo che il contribuente comunica di aver applicato la cedolare in dichiarazione – chiedono di presentare il modello 69 tardivamente. In particolare, secondo gli uffici, i contribuenti che intendono “rientrare” nella cedolare sarebbero tenuti a un duplice adempimento entro il 30 settembre 2013, termine di presentazione della prossima dichiarazione dei redditi: la consegna del modello 69 con l’opzione per il regime sostitutivo e il versamento della sanzione minima prevista per le violazioni formali di 258 euro. In sostanza, si tratta della remissione in bonis, che comporta il versamento della sanzione con il modello F24 senza la possibilità di accedere al ravvedimento operoso e di compensare l’importo dovuto con i crediti disponibili. Va detto, tuttavia, che alcuni uffici consentirebbero ai contribuenti di versare la sanzione ridotta considerando la violazione ravvedibile.
Il quadro, quindi, è a dir poco intricato e servirebbe una presa di posizione ufficiale in linea con il principio di legge per cui l’opzione vale per tutta la durata contrattuale.
Tutti questi problemi – va rilevato – non si pongono per i contratti registrati dopo il 7 aprile 2011. In questi casi, infatti, l’opzione per la cedolare va effettuata alla registrazione con il modello Siria o con il modello 69 e vale per tutta la durata del contratto. Anche le opzioni effettuate con il modello 69 all’inizio di una nuova annualità contrattuale o alla proroga valgono sicuramente fino alla scadenza. La platea dei contribuenti a rischio, comunque, è molto vasta, anche perché tra i 2 milioni e 800mila affitti registrati il turn-over è limitato, ed è ragionevole ritenere che una fetta rilevante di coloro che hanno scelto la nuova imposta fossero titolari di vecchi contratti.

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