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Rischio 231 per altre banche «paradiso»

MILANO
Mentre anche le Commissioni tributarie iniziano ad avallare gli avvisi di accertamento fondati sulle polizze Bermuda di Credit Suisse (la scorsa settimana il provvedimento 342/16 della Ctp Torino ha respinto in blocco l’impugnazione di un contribuente) il fronte della “231” aperto dalla Procura di Milano contro l’istituto elvetico potrebbe essere solo l’anticipo di uno scenario ben più vasto.
Scenario che parte proprio dall’enorme mole di dati che l’agenzia delle Entrate sta vagliando dall’inizio di gennaio, dati relativi a operazioni estere di più di 100mila contribuenti da cui stanno emergendo circostanze finora solo sussurrate, e che somigliano molto alle polizze caraibiche rivelate dalla Gdf a Milano 15 mesi fa.
Così si scopre che il triangolo sulle Bermuda non era l’unico mezzo utilizzato per evitare, a partire dal 2005, la tassa sull’euroritenuta: dalle dichiarazioni di emersione di capitali si vedono polizze girate su Irlanda, Lussemburgo, Vaduz seguendo il medesimo schema di “occultamento” dei beneficiari così ben rappresentato dai file sequestrati a Milano con gli elenchi dei clienti di Credi Suisse. Secondo alcune fonti giudiziarie, potrebbe ripetersi quanto già avvenuto negli Stati Uniti dal 2010, quando l’Irs (Internal revenue service) è passata all’incasso dalle banche che avevano agevolato i contribuenti nell’elusione degli obblighi fiscali. In sostanza, le contestazioni del Dlgs 231/2001 mosse oggi dalla Procura di Milano a Credit Suisse potrebbero diventare lo schema per incolpare anche gli altri istituti che avevano suggerito ai propri clienti la via delle polizze vita pro-evasione. Dai guai giudiziari, invece, rimarrebbero fuori i contribuenti italiani nel frattempo approdati al “salvacondotto” della voluntary disclosure.
Intanto la giustizia tributaria sta iniziando a valutare, pur in ordine sparso, i primi ricorsi contro gli avvisi di accertamento emessi a fine 2014, destinatari i clienti “Bermuda” di Credit Suisse. La scorsa settimana la Ctp di Torino, con una succinta motivazione, ha respinto le otto contestazioni mosse all’Ufficio, a cominciare dall’utilizzabilità dei file della Gdf. Contribuente che negava di aver mai sottoscritto la polizza vita “esentasse”, ma a cui la Ctp oppone le argomentazioni dell’Agenzia sull’utilizzo corretto della banca dati dell’anagrafe tributaria, per continuare con la legittimità dell’estensione dei termini (raddoppio) previsti dal decreto legge 78/2009 eccepiti dal difensore. Secondo la Ctp, trattandosi di norma processuale, può essere utilizzata anche quattro anni precedenti alla sua entrata in vigore.
Respinta dalla Commissione torinese anche la asserita violazione del contradditorio perchè l’Ufficio avrebbe agito «fondandosi sugli elementi di reddito emersi dall’indagine avviata nei confronti del contribuente.
Quanto alla presunta nullità/annullabilità dell’avviso di accertamento per violazione del Dpr 600/1973 (articoli 41-bis e 43) , la Ctp di Torino rimarca che «sussistevano i presupposti per l’avvio del procedimento di accertamento di tale natura e, a fronte di tale valutazione adottata dall’agenzia e congruamente motivata (…) questo giudice non può che aderire alle difese svolte dall’Ufficio, respingendo il motivo di ricorso».

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