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«Rischi sui crediti, le banche taglino i costi»

ROMA — Quanto pesa la recessione sull’attività e sui conti delle banche? E soprattutto quali strumenti e rimedi devono essere messi in campo per contrastare gli effetti sul credito ad imprese e famiglie del prolungarsi della crisi? Su tali interrogativi si è articolato ieri il periodico confronto tra i rappresentanti dei maggiori istituti di credito italiani e i componenti del Direttorio di Bankitalia, guidati dal governatore Ignazio Visco. Ed è stato un confronto in cui le preoccupazioni sono state solo in parte mitigate dalla constatazione che l’Italia non corre il rischio di bolle immobiliari — avvisaglia di crisi più profonde — e dalla «solidità della base di raccolta al dettaglio» da parte delle banche, ancora in fase di timido riavvio nel finanziamento all’ingrosso, sui mercati internazionali.
Visco ha esposto la crudezza dei dati emersi dalle più recenti analisi condotte dagli economisti della Banca nel rapporto sulla Stabilità finanziaria. E cioè il crescente aumento delle sofferenze, che sono i crediti inesigibili; la bassa redditività delle banche e le nuove tensioni sulle condizioni del credito alle imprese anche, ma non solo, per la contrazione della domanda a causa del peggioramento delle condizioni finanziarie. Le richieste di finanziamenti e mutui da parte delle famiglie — dicono le analisi di Bankitalia — «sono state frenate dalla contrazione del reddito disponibile e dall’incerto andamento del mercato immobiliare». La domanda di credito da parte delle imprese invece è «contenuta dal calo del fabbisogno finanziario» e dei progetti di investimento. Sul lato dell’offerta le condizioni si sono distese, con la diminuzione dei tassi di interesse (che restano comunque superiori a quelli medi dell’area dell’euro), ma le restrizioni e le tensioni «non sono scomparse».
In questa situazione, ha avvertito Bankitalia, il flusso di nuove sofferenze, ma in generale dei crediti deteriorati, che a giugno rappresentava il 12,3% dei prestiti alle imprese, aumenterebbe fino alla metà del 2013 riflettendo il calo dell’attività economica. Il fenomeno, è stato detto ieri nel giro di tavolo della riunione, risulta ancora «in linea» con quanto verificatosi nelle precedenti fasi recessive dell’economia. Ma la Vigilanza ha comunque intensificato le verifiche sulle rettifiche di valore e sugli strumenti patrimoniali di copertura. Insomma l’allarme non c’è ma la situazione è lontana dall’essere tranquilla. Tanto più che non sono spariti gli affanni e i timori per la raccolta sui mercati internazionali (interbancario, obbligazioni, depositi di non residenti) a cui fa da contraltare la solidità della raccolta al dettaglio (essenzialmente depositi e obbligazioni di residenti), pari in settembre al 64% del totale, e l’ampio margine disponibile per il rifinanziamento presso l’eurosistema, pari all’11%. Complice anche la contrazione del credito è diminuito dunque il rischio di liquidità, o il funding gap. E non sembra dare troppe preoccupazioni agli economisti di Bankitalia l’ammontare di obbligazioni (78 miliardi di euro) in scadenza sui mercati all’ingrosso dai principali 33 gruppi bancari italiani.
«Bassa redditività, credito ad alto rischio, una fiscalità particolarmente gravosa»: per contrastare il peggioramento dei conti aziendali, ha ripetuto ancora ieri Visco, le banche devono proseguire i processi di ristrutturazione riducendo i costi e tagliando gli sportelli. E poi ancora razionalizzando i modelli di governance, contenendo stipendi e bonus ai manager e attuando un’attenta politica di distribuzione dei dividendi.

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