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Risarcito l’Ordine se il difensore viene intimidito

Se il difensore è intimidito, l’Ordine forense è legittimato a intervenire nel processo come parte civile e, all’esito del giudizio, a essere risarcito. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza n. 846 della Prima sezione penale. La Corte ha così sciolto il nodo della possibilità di presentazione della domanda risarcitoria da parte dell’Ordine in una vicenda che aveva visto coinvolto un avvocato napoletano, cui un uomo, condannato tra l’altro, per i reati di violenza sessuale continuata e aggravata nei conforti di minori aveva bruciato lo studio. L’incendio era stato appiccato per punire il legale per avere «creato problemi» in merito ad alcuni abusi edilizi commessi sul terrazzo dell’abitazione dell’uomo. L’avvocato aveva difeso un ufficiale delle Forze dell Ordine, denunciato dal criminale per violenza privata commessa nel contesto dell’accertamento dei reati edilizi.
La pretesa di costituzione di parte civile da parte del locale Ordine forense era stata respinta in primo grado dai giudici di merito che sottolineavano come la legittimazione dell’ordine professionale esiste solo quando all’Ordine stesso è stato provocato un danno di natura patrimoniale e non anche quando si tratta di difendere gli interessi morali della categoria. I danni patrimoniali subiti dal singolo professionista a causa di incarichi ricevuti non si riflettevano pertanto sull’ordine professionale di appartenenza. In sede di appello però il diritto al risarcimento veniva riconosciuto, ammettendo la legittimazione anche quando il fatto illecito colpisce diritti inviolabili protetti costituzionalmente.
Una lettura ora avallata dalla Cassazione che parte dalla considerazione dell’estensione dell’area del danno risarcibile, con l’affermarsi della tesi secondo cui l’articolo 2043 del Codice civile comprende una clausola generale di responsabilità a tutela di una situazione (non solo di un diritto formalmente riconosciuto) giuridicamente protetta.
Per quanto riguarda gli avvocati, la legittimazione del Consiglio a intervenire in giudizio deriva dall’articolo 24 della Costituzione che stabilisce l’inviolabilità del diritto di difesa, al quale è collegata la libertà nell’esercizio del mandato di difensivo. E questo per l’«ovvia» ragione che un difensore minacciato o intimidito non può assicurare la pienezza della difesa dell’assistito. Una posizione rafforzata ulteriormente, ricorda la Cassazione, dal nuovo Ordinamento forense che garantisce l’indipendenza e l’autonomia degli avvocati.
Una libertà che è garantita dagli Ordini di appartenenza «e la lesione al diritto del singolo lede anche quella dell’organismo associativo».

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