Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Risarcito chi ha investito nei bond della Grecia

Può essere risarcito il risparmiatore che ha investito in bond greci. A condizione che la banca non lo abbia adeguatamente informato della pericolosità dell’investimento che era a forte rischio sin dal 2010. Il tribunale di Prato, in una delle primissime pronunce sul punto, ha infatti stabilito la corresponsione di 27.500 euro agli eredi di un correntista che, nel 2010, era stato indotto a investire 30mila euro in obbligazioni emesse dalla Grecia con scadenza al 18 maggio 2012. A quella data peraltro le obbligazioni avevano quasi del tutto perso il valore iniziale. Di qui l’avvio di una causa, patrocinata dall’avvocato Paolo Grandinetti, per ottenere la nullità del contratto di intermediazione e la restituzione dell’investimento.
La sentenza n. 700 del 2015 riassume tutta la disciplina che, a vari livelli, fonda la trasparenza delle informazioni che gli intermediari devono dare ai risparmiatori. Il tribunale, tra l’altro, sottolinea come «a soddisfare lo specifico obbligo di informativa non sia sufficiente che l’intermediario illustri al cliente, in termini generici, il carattere speculativo di una certa tipologia di investimento, anche perchè l’investimento in titoli obbligazionari, in assenza del verificarsi di talune variabili per lo più ignote alla massa degli investitori, costituisce un’operazione finanziaria che dovrebbe essere in astratto piuttosto sicura».
A un investitore non professionale devono perciò essere fornite informazioni più ampie e penetranti. Cosa che il tribunale ritiene non essersi verificata, nè prima nè dopo, eludendo in questo senso anche il vincolo di informazione sulle perdite generate dalle operazioni concordate. Nel dettaglio delle obbligazioni greche, la sentenza ricorda che non sono emersi elementi in base ai quali ritenere che la banca abbia informato il correntista del declassamento del debito greco «noto agli operatori del settore sin dal mese di aprile 2010 e fonte di un tale allarme dei mercati finanziari da indurre il Fondo monetario internazionale ad approvare un prestito di salvataggio per la Grecia da 110 miliardi di euro». Prestito che, prosegue la sentenza, nascondeva un parziale e già avvenuto default della Grecia, non più in grado di vendere i propri titoli agli investitori a condizioni di mercato. In seguito, era il 2011, ripercorre ancora la pronuncia, si procedette a una ristrutturazione del debito riducendone il peso previsto da un 198% del Pil nel 2012 a solo 120,5% entro il 2020.
In ogni caso, una dichiarazione dell’investitore sulla corrispondenza dell’operazione ai propri obiettivi di investimento non avrebbe esonerato la banca dall’obbligo di avvisare del progressivo declassamento del titolo . La sentenza avverte così che la banca non è «mero e passivo esecutore degli ordini di acquisto o di vendita del cliente, ma ha il preciso obbligo di informarlo delle caratteristiche specifiche dell’operazione di volta in volta richiesta in esecuzione del “contratto quadro”».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa