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Risanamento, scontro nel credito sulla vendita dei palazzi parigini

MILANO — Chi è vicino al dossier descrive la situazione intorno a Risanamento come ‘fluida’. Qualcun altro si aspetta, o forse solo lo spera, che verso la metà del mese possa essere convocato un nuovo cda per la cessione degli immobili francesi del gruppo. Sulla “vicenda” è in atto un acceso scontro tra le banche: da un lato Unicredit e Intesa, principali creditori-azioniste di Risanamento, dall’altra il Banco Popolare, che della società ha ben poco (il 3,5%) ma in compenso è esposto per cifre consistenti verso il ‘Sistema holding’, cioè le tre società a monte di Luigi Zunino (Zunino investimenti Italia, Tradim e Nuova Parva) a suo tempo oggetto di ristrutturazione ex articolo 182 bis insieme alla stessa Risanamento. Una differenza di piani che spiega perché gli interessi dei vari creditori non sono del tutto allineati.
Lo scontro è venuto allo scoperto con le due offerte, quella di Zunino da un lato e quella del Qatar (successiva) dall’altro. Quando si è fatta avanti quest’ultima, Unicredit e Intesa con due missive (praticamente identiche) ai consiglieri di Risanamento hanno caldeggiato l’ipotesi di verificare la proposta degli investitori del Qatar. In cambio di un’offerta cash, gli investitori arabi vogliono trattare in esclusiva, come ha spiegato il loro advisor Lazard in un’articolata lettera (anzi due, una prima di Natale e una il giorno di San Valentino) inviata al cda di Risanamento. La società tuttavia, con una forte spaccatura al suo interno, all’ultimo consiglio non l’ha concessa.
Oggetto del desiderio, per entrambi i pretendenti e probabilmente per qualsiasi altra ipotesi si possa affacciare, sono gli immobili francesi, veri gioielli situati nel ‘Triangle d’or’ di Parigi: location di eccezione e affitti adeguati, che ripagano interessi e mutui ipotecari (circa 800 milioni).
Seppur senza dichiarazioni ufficiali, chi è vicino all’ad del Banco Popolare l’ha più volte sentito esprimere la sua contrarietà per essere stato tagliato fuori dalla partita Qatar mentre il manager puntava ad una posizione condivisa tra banche. Pare che abbia più volte sottolineato che se proprio non si arriverà ad un accordo, allora sarebbe meglio promuovere un’asta internazionale per valorizzare gli immobili francesi. Che, pensano probabilmente a Verona, sarebbero venduti meglio da Zunino (che sembra abbia presentato un piano complessivo di valorizzazione di quegli asset). Saviotti, del resto, ha ragioni forti per far sentire la sua voce: al momento della ristrutturazione di Risanamento il ruolo del Banco fu richiamato espressamente nel procedimento del 182 bis firmato dal Tribunale e in quella sede Verona concesse anche 20 milioni di nuova finanza alle tre disastrate società a monte di Zunino. Per questo il Banco ha sensibilità diverse rispetto a Unicredit e Intesa.
Dal punto di vista di Risanamento, il punto-chiave è quanto il Qatar valorizza gli immobili: si parla di una somma consistente e superiore al Nav (il valore di libro degli immobili). Grosso modo, dovrebbe aggirarsi intorno a 1,15 miliardi, forse qualcosa in più considerando anche un centinaio di milioni di investimento nell’area di Santa Giulia (su cui Risanamento ha in piedi una trattativa con Idea Fimit, per un fondo immobiliare). Abbastanza, secondo quanto ritengono fonti vicine al dossier, per far incassare a Risanamento tra i 200 e i 250 milioni, al netto del debito, da redistribuire pro-quota ai soci di Risanamento quindi anche il Banco). Secondo altri, invece, l’offerta non lascia così tante risorse nelle casse della società. E ciò contribuisce a creare malumore nel Banco. Di sicuro, il momento non è facile per il settore immobi-liare, tanto che secondo fonti di stampa anche Citylife starebbe cercando un advisor per rinegoziare il debito.

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