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Risanamento, per l’accordo con l’Ocri non è necessario il piano attestato

L’esenzione dalla revocatoria fallimentare e la causa di non punibilità per il reato di bancarotta scattano anche in assenza di un piano attestato, purché gli accordi siano stati sottoscritti di fronte all’Ocri in esecuzione di una procedura di composizione assistita della crisi. Lo prevede l’articolo 19 del Codice della crisi in base al quale l’accordo siglato davanti all’Ocri produce gli stessi effetti degli accordi di esecuzione al piano attestato di risanamento.

Il Codice ha quindi introdotto una nuova tipologia di accordi che rappresenta un ulteriore strumento di regolazione della crisi. La nuova norma, molto stringata, oltre a non richiedere l’esistenza di un piano di risanamento non fa alcun riferimento neanche alla presenza di un corredo documentale o di un’attestazione della veridicità e fattibilità del programma di risanamento.

I nuovi accordi

In caso di attivazione delle procedure di allerta, il Codice della crisi ha previsto che di fronte all’Ocri possano essere stipulati accordi con i creditori in sede assistita al fine di consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria.

L’articolo 19, comma 4, stabilisce che tali accordi (che devono avere forma scritta ed essere depositati presso l’organismo) sono ostensibili solo a coloro che li hanno sottoscritti. Ma ciò che più interessa è che producono gli stessi effetti degli accordi che danno esecuzione al piano attestato di risanamento. E questo vuol dire che:

gli atti compiuti in loro esecuzione non possono essere oggetto di azione evocatoria;

la condotta del debitore e del creditore ricollegabile all’esecuzione dell’accordo è esente da responsabilità penale per reati di bancarotta semplice o fraudolenta e preferenziale.

L’assimilazione agli accordi esecutivi di un piano attestato di risanamento viene confermata inoltre dalla possibilità di beneficiare delle agevolazioni tributarie autorizzando anche l’iscrizione nel registro delle imprese. In presenza di una procedura non giurisdizionale e confidenziale la pubblicazione è però subordinata alla espressa richiesta del debitore.

La procedura che porta alla sottoscrizione degli accordi di fronte all’Ocri si attiva esclusivamente su istanza del debitore che ne fa richiesta all’organismo. L’Ocri fissa quindi un termine non superiore a tre mesi per la ricerca di una soluzione concordata. Il relatore incaricato segue le trattative ed eventualmente coordina la sottoscrizione di eventuali accordi tra debitore e creditori.

Gli accordi in composizione assistita richiedono il coinvolgimento e l’assenso dei creditori. Nel caso in cui questo non sia necessario, la soluzione concordata della crisi attraverso l’Ocri si persegue con operazioni straordinarie, come aumenti di capitale o conferimenti affitti di azienda.

I punti critici

Ciò che differenzia gli accordi di soluzione concordata della crisi in sede assistita rispetto agli accordi in esecuzione del piano è quindi la mancanza del piano attestato di risanamento. Si tratta di una diversità profonda e che comporta più di una conseguenza. Anche perché lo stesso Codice non solo ha ampliato il perimetro di giudizio dell’attestatore ma ha anche esteso i contenuti del piano al fine di accrescere le garanzie per i creditori e la possibilità della sua realizzazione (si veda l’altro articolo).

Il piano di risanamento rappresenta infatti il documento che individua gli atti, i pagamenti e le garanzie su beni del debitore esenti da revocatoria e da azione penale. Sulla sua fattibilità giuridica ed economica (e cioè sull’idoneità a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria) si deve inoltre esprimere un professionista indipendente.

La dimostrazione dell’idoneità del piano rappresenta, in caso di successiva liquidazione giudiziale, l’unico documento su cui valutare l’opponibilità degli atti compiuti rispetto a tentativi di azioni revocatorie o a contestazioni di responsabilità. Tutte garanzie che, invece, gli accordi siglati davanti all’Ocri non avrebbero. In questa prospettiva (anche in mancanza di un’espressa indicazione normativa ma basandosi su una lettura sistematica) sarebbe quindi opportuno, in alternativa:

accompagnare anche gli accordi sottoscritti in sede assistita con un piano al fine di assicurare gli effetti protettivi da revocatoria nel caso infausto di fallimento;

in assenza del piano, fare in modo che descrivano comunque al loro interno gli atti da compiere e la loro capacità di conseguire l’obiettivo di risanamento dell’impresa.

 

Giuseppe Acciaro, Alessandro Danovi, Andrea Panizza, Alberto Quagli

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