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Risanamento, dietrofront di Zunino. Ritirato il ricorso sugli immobili francesi

Luigi Zunino non smette di sorprendere: dopo aver annunciato l’Opa su Risanamento con Tom Barrack e aver presentato ricorso in tribunale per sospendere la delibera del consiglio sulla vendita degli immobili francesi al fondo Chelsfield, ieri ha fatto dietrofront.
Le sue holding in liquidazione, che detengono complessivamente il 25% del gruppo guidato da Claudio Calabi, hanno rinunciato, ritirando la richiesta che era stata presentata «inaudita altera parte» ex articolo 2378, che prevede anche la possibilità di motivata urgenza. Risanamento si è però presentata depositando una memoria e il giudice ha convocato le parti. Ieri però il colpo di scena: i legali di Zunino hanno prima chiesto un rinvio, poi hanno ritirato tutto.
A questo punto il consiglio di Risanamento si riunirà la prossima settimana, probabilmente il 14. Prenderà anzitutto atto delle integrazioni richieste dal board al parere presentato da Mario Notari, l’esperto che si è espresso a favore rispetto alla conformità della vendita a Parigi con l’accordo di ristrutturazione del debito secondo l’articolo 182 bis della legge fallimentare. Quindi potrà dare esecuzione alla cessione dei nove immobili in Francia, deliberata al prezzo concordato di 1,225 miliardi. Chelsfield ha già proceduto a versare la caparra, a mettere l’intera somma in un conto corrente e a effettuare la prevista due diligence. Il contratto prevede inoltre una penale in caso di non esecuzione, pari a circa 30 milioni, eventualità che la società deve evitare si presenti, considerate le limitate disponibilità di cassa.
A meno di clamorose sorprese la strada appare tracciata. Fra i soci c’è chi sottolinea come Unicredit (14%) che l’unica operazione oggi sul tavolo è e resta quella con Chelsfield. Gli immobili francesi rappresentavano l’unico vero obiettivo dell’Opa di Zunino e Barrack, visto che l’offerta era subordinata al progetto che in modo preliminare prevedeva la scissione di Risanamento: da un lato il «tesoro» francese, dall’altro le restanti attività e passività (Santa Giulia, gli immobili Sky, altri edifici minori e tutti i relativi debiti) che sarebbero rimaste alle banche azioniste, cioè Intesa Sanpaolo (36%), Unicredit, Banco Popolare (3,5%), Bpm (3%), Mps (3%). Proposta inizialmente sostenuta dal solo Zunino in sostanza respinta con il sì alla vendita degli immobili. L’immobiliarista che ha portato Risanamento al collasso con 3 miliardi di debiti, ha provato a ripresentarla con Barrack e ha tentato in aggiunta la carta del tribunale. Che, autonomamente, ha deciso ieri di ritirare.

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