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Ripresina: sì, no, forse Ecco il polso degli studi legali

Più che una vera e propria ripresa economica, quello che ci si attende è una voglia di ricominciare tale da poter innescare un circolo virtuoso. Questo è quello che vedono gli avvocati d’affari seguendo da una parte i provvedimenti varati dal governo (legge di stabilità, aumento dell’Iva, pacchetto Destinazione Italia etc), e dall’altra i segnali che provengono dalla loro attività fianco a fianco con le imprese.

Di certo, l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% non è stato un buon segnale.

Secondo i legali questa misura comporterà un’ulteriore contrazione dei consumi interni e penalizzerà ancor di più le imprese che producono in Italia.

Insomma, i professionisti delle law firm per ora non riescono ad essere ottimisti come il premier Enrico Letta ed il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che sin dai primi giorni di agosto annunciavano: «crediamo che la recessione sia finita, tra il terzo e il quarto trimestre del 2013 l’economia entrerà in ripresa: siamo tecnicamente in quello che si chiama punto di svolta».

Tutto questo poi si aggiunge all’instabilità politica e ai precedenti provvedimenti, cime quello sull’Imu, che secondo Carlo Emanuele Rossi, partner di Carnelutti studio legale, «avevano già contribuito a deprimere ulteriormente il mercato immobiliare e a gravare le imprese di costi, che in svariati casi hanno reso impossibile la prosecuzione dell’attività, aumentando il tasso di disoccupazione ormai in costante crescita.

Siamo da troppo tempo in un consolidato circolo vizioso che la politica nel suo complesso è incapace di rompere, perché debole, instabile ed esclusivamente concentrata sul riassetto di dinamiche interne. Per poter approvare le misure che servono a creare crescita, con politiche effettive di riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale, avremmo bisogno di un governo ed un parlamento solido e competente, cosa che oggi sembra un obiettivo velleitario».

 

L’Italia è ancora in fortissima difficoltà, come testimoniano i dati sull’occupazione e sui consumi. A quanto pare, non vanno meglio le operazioni sui mercati finanziari, o almeno non tanto meglio da poter far pensare all’uscita dalla crisi entro il 2013. Eppure, qualcosa si muove e gli studi hanno registrato negli ultimi mesi un dinamismo che non si vedeva da tempo.

Fra i più ottimisti c’è Leah Dunlop, managing partner di Hogan Lovells Italy e capo del dipartimento Corporate M&A dello studio: «Dal nostro osservatorio stiamo percependo dei segnali positivi. In questo secondo semestre del 2013 si sono prospettate operazioni interessanti, ad esempio nel settore delle energie tradizionali. Riscontriamo un certo interesse fra gli operatori attivi nel settore del petrolio e del gas. L’Italia è, e resta, geograficamente, un crocevia importante per la distribuzione delle fonti energetiche. Inoltre, registriamo un sempre costante interesse verso tutto ciò che è il Made in Italy: dalla moda al design, dalle alte tecnologie, alla produzione di macchinari industriali, dal settore lusso al real estate e leisure.

Anche nel mercato dei capitali vediamo dei lievi segnali positivi, sia dal lato Debt che Equity. Alcune novità normative, come i mini-bonds o il crowdfunding hanno avuto sicuramente l’effetto di aprire dibattiti, di spingere i diversi player ad interrogarsi sulle strade alternative, ai finanziamenti classici, per finanziare le pmi e le start-up».

Dal punto d’osservazione degli studi legali d’affari si possono normalmente registrare i comportamenti di imprese italiane e straniere in relazione al mercato italiano e anche Alberto Maggi, partner di Legance, si mostra abbastanza positivo, riscontrando anche un miglioramento nei tempi di saldo delle parcelle: «Non so cosa questo possa esprimere in merito alla salute dell’economia italiana, ma non c’è dubbio che nel corso del 2013 si stia riscontrando un crescente dinamismo. L’ambito di attività maggiormente sollecitato è senz’altro quello rappresentato dall’area Litigation – Insolvency – Restructuring, ma anche negli altri settori (dal Banking al Corporate\Finance, dall’Amministrativo al Project Finance, ecc.) i volumi di lavoro sono in linea con le nostre attese. Direi che un sintomo dello stato di salute delle imprese in chiave migliorativa può essere individuato nei tempi di pagamento delle nostre prestazioni, rispetto ai quali in base ai dati ad oggi disponibili ci attendiamo che il 2013 registri una chiara inversione della tendenza peggiorativa manifestatasi negli anni precedenti. Non sarebbe un dato trascurabile, perché quello della nostra clientela riguarda centinaia di imprese italiane e straniere operanti in tutti i settori merceologici».

Uno dei punti fondamentali della questione è che i capitali che vengono ultimamente iniettati nel sistema economico italiano provengono prevalentemente dall’estero. E le motivazioni alla base di queste scelte di investimento non sono sempre premianti per l’Italia.

Come riferisce Claudio Visco, managing partner dello studio legale Macchi di Cellere Gangemi, «è vero che si è registrata una ripresa dell’interesse di fondi e di investitori, specialmente esteri, allettati peraltro dalle opportunità che la difficilissima situazione attraversata dalle imprese italiane è in grado di offrire. Si tratta comunque al momento di attività prodromiche e preliminari che non si sono nella maggior parte dei casi concretizzate in effettive operazioni. L’afflusso principale dei capitali viene dall’estero anche per la perdurante difficoltà delle banche italiane ad erogare credito per nuove iniziative».

Sulla base di queste osservazioni, le conclusioni di Visco si distaccano da quelle degli altri avvocati intervistati: «A mio avviso non ci sono segni tangibili di una ripresa economica, anzi la situazione di aziende ed imprese sembra addirittura peggiorata rispetto ai mesi scorsi per la nostra esperienza di legali ed il settore del nostro studio che ha registrato il maggiore incremento di lavoro è proprio quello relativo alle ristrutturazioni aziendali e alle procedure concorsuali».

«Attirare i capitali in Italia è sempre più difficile», sottolinea Rosario Zaccà, partner responsabile del desk India dello studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners. «Tuttavia, grazie alle eccellenze del nostro paese riusciamo ad attirare attenzione e investimenti. All’estero i nostri prodotti e, soprattutto, le modalità di produzione sono molto apprezzate, forse più di quanto non lo siano in Italia. Generalmente, un macchinario italiano viene considerato non solo di eccellente qualità al pari di quelli prodotti dalla migliore concorrenza internazionale, ma anche più bello. Tuttavia, rispetto agli stranieri, molti imprenditori italiani hanno meno fiducia nel futuro e fanno più fatica a considerare con entusiasmo nuove iniziative imprenditoriali».

Segue la linea della cautela anche Paolo Ghiglione, partner del settore Corporate di Allen & Overy: «Registriamo una crescita nei volume delle operazioni di M&A, mentre il valore è fermo, se non addirittura in diminuzione. Questo conferma che l’Italia è terra di operazioni mid-market e che per questa fascia di operazioni c’è un crescente interesse. I mega-deal sono sempre più rari, e del resto il fatto che diversi tra i più grandi fondi di private equity stiano ridimensionando i loro team italiani, oppure spostandoli a Londra, in Svizzera o altrove, lo dimostra chiaramente. Settori trainanti sono sempre quelli del «made in Italy», dei consumer goods, l’industria metalmeccanica e le società (anche piccole) caratterizzate da forte know-how tecnologici. Anche l’energy continua a fornire qualche deal interessante, ad esempio del downstream petrolifero.

Stefano Simontacchi, managing partner di Bonelli Erede Pappalardo riflette sui limiti della ripresa, soprattutto nel settore privato e su base esogena: «L’Europa, in particolare la Germania e alcuni paesi avanzati del mondo, vanno meglio dell’Italia. Continuiamo a soffrire a causa dei nostri problemi interni, in particolare mi riferisco alla debolezza dei consumi e alla disoccupazione. Tra i settori che funzionano in Italia ci sono sicuramente la moda e lusso in Italia, cresce il settore energetico ma settori come il Tmt (telecomunicazioni) continuano a soffrire. Ci sono segni di ripresa del mercato globale dell’m&a rispetto alla prima parte dell’anno, e in particolare sta crescendo il numero di mega-deal nel mondo e i c.d. cross-border deal in Europa, in particolare nei settori TMT e Consumer. Nonostante questo, in base agli studi delle agenzie di settore, siamo sempre al di sotto del valore totale delle operazioni dello stesso periodo dell’anno scorso».

Quando il ministro Saccomanni cominciò a parlare di ripresa, lo scorso agosto, secondo Carlo EmanueleRossi, «era un momento in cui sembrava che gli indicatori economici andassero meglio, ma ora no. La nostra ripresa è legata alla locomotiva americana che ha iniziato a ripartire e si trascinerà lentamente dietro la ripresa economica del nostro Paese. Non si può negare che la costante instabilità politica che stiamo attraversando porti incertezza nei mercati e sia un freno per la ripresa, insieme alla colpevole insensibilità della classe politica riguardo a qualsiasi politica di crescita economica e industriale del Paese. I nostri clienti che lavorano con l’estero hanno visto fortunatamente le esportazioni in crescita, chi invece si rivolge al mercato interno è ancora in profonda crisi, il Paese ha ancora un outlook negativo, un valido esempio può essere il settore retail che è in fortissima contrazione. Diversissima la situazione del mercato Far East dove si riesce a lavorare molto bene. Parlare di ripresa nel 2013 è troppo ottimistico, dovrebbe invece esserci nel 2014 l’inizio di una leggera crescita (per traino americano e rasserenamento della Germania verso i partner europei) che proseguirà nel 2015. Molti investitori esteri sono oggi interessati all’Italia perché molti nostri asset sono oggi disponibili in forte sconto e, nonostante la crisi, i fondamentali del nostro Paese sono solidi. Bisogna però cogliere questa opportunità e far diventare produttivi e portatori di crescita questi capitali che arrivano nel nostro Paese».

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