Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ripresa Usa in cerca di conferme

I listini azionari hanno iniziato bene il 2013 e questo è certamente un fatto positivo. Soprattutto per noi, visto che al momento Milano è fra le piazze più smart dell’intero Occidente. Ma è presto per capire se si tratta solo di una prosecuzione del rally di fine anno o se davvero i mercati scontano un miglioramento economico generale nel mondo occidentale.
La questione è prevalentemente americana, nel senso che l’andamento futuro della prima economia mondiale – e anche del più importante listino azionario dell’Occidente – in ogni caso condizionerà, nel bene o nel male, il resto del mondo sviluppato.
Allora come andrà l’economia Usa? In linea generale «le previsioni per il 2013 – osserva Maurizio Novelli, global strategist di Zest Asset Management – sembrano evidenziare un certo “affollamento” di prospettive positive per i mercati azionari, mentre l’economia mondiale sarebbe pronta a ripartire dopo alcuni mesi di rallentamento con le Banche centrali che continueranno a sostenere la liquidità con un Quantitative easing ormai strutturale».
Il consenso non sembra però considerare che i consumi e gli investimenti ristagnano ovunque. Anche lo stock del debito occidentale è ancora eccessivo e, almeno a breve, sarà impossibile vedere una ripresa della dinamica creditizia. Quindi, continua Novelli, anche se «la liquidità sostiene i mercati finanziari, l’economia reale non conferma per ora le aspettative che gli operatori anticipano già da sei mesi».
Tuttavia David Herro, Chief investment officer azionario di Harris Associates (gruppo Natixis), vede il 2013 con ottimismo ed è convinto della sua prospettiva, che si fonda sulla disponibilità di valore e sulla capacità degli investitori di individuare aziende di buona qualità con bassi prezzi di vendita. «Ogni volta che rispondo a una domanda sulle prospettive future – spiega –, rispondo in realtà a tre domande: Cosa c’è lì fuori? Cosa possiamo ottenere? E a quale prezzo? In termini di valore a lungo termine, il 2013 comporterà un aumento del valore dei titoli oggi a prezzi allettanti».
Herro ritiene che la chiave per gli investitori consista nella quantità di capitale investito in quelli che sono percepiti come asset sicuri, in contrasto con il modesto capitale investito in titoli azionari.
«A un certo punto – aggiunge –, soprattutto nel momento in cui avremo maggiore fiducia in una ripresa economica duratura, vi sarà un passaggio di maggior capitale dagli asset sicuri verso l’azionario».
Anche se negli ultimi due anni una serie di vicende – dal terremoto in Giappone agli tsunami e alle inondazioni in Thailandia, per non parlare della crisi dell’euro e delle problematiche fiscali negli Stati Uniti e in Europa – ha scosso l’economia globale, «nel 2013 tutte queste vicende scivoleranno sempre più nel passato. Ciò sarà molto positivo, specialmente per l’azionario».
Novelli resta però molto più cauto sulle prospettive generali. «La mia strategia – dice – tiene conto del fatto che nel migliore dei casi il 2013 sarà un anno di stagnazione per gli Stati Uniti e di recessione per Europa e Giappone».
Questo anche perché gli elementi che apparentemente depongono a favore di una ripresa americana, come la stabilizzazione dei prezzi immobiliari e il deleverage delle banche, vanno guardati in controluce. «Nessuno dice – osserva infatti Novelli – che la ripresa dei prezzi delle case è dovuta prevalentemente all’intervento dei fondi di private equity, e non alla ripresa delle costruzioni, che acquistano migliaia di unità immobiliari (il 75% delle transazioni) per puntare a una redditività media del 7% “garantita” dal riaffitto».
Il deleverage bancario è stato poi assorbito dalla Federal Reserve, che si è fatta carico di quasi 7mila miliardi di dollari di posizioni incagliate (circa il 45% del Pil) rimettendo il settore nelle condizioni di far ripartire il credito, anche se al momento questo – esattamente come in Europa – non è avvenuto. E, d’altra parte, senza credito le aziende non vogliono autofinanziare gli investimenti, che infatti latitano. Tutte prove che la propensione al rischio non è poi così alta.
Così, conclude Novelli, «nel 2013 i mercati azionari potrebbero evidenziare, fra alti e bassi, un risultato vicino allo zero, tranne che negli emergenti, che dovrebbero continuare a mostrare una crescita decente. Mentre i bond non sono pronti per una grande inversione, perché i tassi resteranno bassi a causa dell’incertezza congiunturale».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa