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«Ripresa e riforme», così la Ue controllerà l’uso delle risorse

La Commissione europea ha confermato ieri che la maggiore condivisione delle risorse,simboleggiata dalla scelta storica di raccogliere denaro con emissioni comuni di debito,comporterà in Europa un aumento del controllo reciproco. Miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti non potranno essere distribuiti per aiutare la ripresa economica sulla scia della pandemia influenzale senza che vi sia un esame sugli obiettivi di spesa e una sorveglianza sui risultati ottenuti.

Dei 750 miliardi che verranno raccolti sul mercato dalla Commissione europea, 560 miliardi saranno dedicati alla ripresa economica, di cui 310 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 250 sotto forma di prestiti (si veda Il Sole/24 Ore di ieri). Bruxelles ha precisato ieri sia il modo in cui intende allocare il denaro,sia le modalità di utilizzo dei fondi. «Dobbiamo evitare un ulteriore allargamento delle disparità tra le regioni e tra i Paesi», ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis.

Le sovvenzioni sono state attribuite secondo una chiave che prende in conto popolazione, prodotto interno lordo pro capite e disoccupazione.I prestiti invece sono limitati al 4,7% del Pil nazionale (pari a un massimo di 91 miliardi). L’Italia ha quindi diritto a 69 miliardi di sovvenzioni (che salgono a 82 sul totale dei 750 miliardi). Secondo le informazioni pubblicate ieri dall’Esecutivo comunitario, il denaro verrà distribuito sulla base di piani nazionali attesi già in ottobre o altrimenti in aprile.

L’iniziativa, che scatterà nel 2021 e durerà fino al 2024, sarà gestita dal Semestre Europeo, ossia l’intelaiatura di regole che già oggi attraverso le raccomandazioni-Paese serve a controllare finanze pubbliche e convergenza economica. «Le sovvenzioni e i prestiti – si legge nella documentazione pubblicata ieri – saranno erogati a rate al completamento (…) degli obiettivi definiti dagli Stati membri nei loro piani nazionali».

L’obiettivo è di fare sì che il denaro sia utilizzato non solo per finanziare la ripresa, ma anche per modernizzare il tessuto economico secondo gli obiettivi comunitari per i prossimi decenni: il digitale e l’ambiente. Da una conferenza stampa ieri del vicepresidente Dombrovskis e del commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni è emerso che i Paesi non godranno di piena libertà.

Nei fatti, il denaro sarà gestito con una modalità che ricorda quella utilizzata per i fondi di coesione, ma calata nel contesto del Semestre Europeo. D’altro canto, il denaro non solo è spesso a fondo perduto, ma viene raccolto in comune sui mercati.È conseguente la necessità di un controllo reciproco. I piani nazionali di riforma saranno studiati dalla Commissione così come da comitati composti dai governi nazionali, chiamati ad approvarli alla maggioranza qualificata.

Ha spiegato in conferenza stampa il commissario italiano: «I Paesi dovranno fare propri i programmi di riforma con i quali ottenere il denaro (…) L’Italia dovrebbe avere chiaramente in mente le priorità europee e le riforme strategiche legate ad esse. Le raccomandazioni-Paese sono una guida. Questo punto di vista è condiviso qui e spero anche a Roma». Sull’idea di finanziare un calo delle tasse con i soldi comunitari, ha aggiunto parlando alla stampa italiana: «Ogni Paese stabilirà le priorità nazionali e la Commissione ne verificherà la coerenza con gli obiettivi europei (…) È prematuro alzare bandierine su questo o quell’obiettivo».

Dal canto suo, il vicepresidente Dombrovskis ha precisato: «Le tranches di aiuti saranno soggette al completamento degli investimenti. Se un Paese non effettua l’investimento, sarà difficile che potremo trasmettergli denaro». I due uomini politici hanno sottolineato come non vi siano in ballo troike o altre occhiute missioni. Al tempo stesso, hanno osservato che «il denaro comune dovrà essere speso adeguatamente».

Sempre ieri, nel quadro della nuova bozza di bilancio comunitario 2021-2027, la Commissione ha annunciato aggiornamenti relativi al Fondo per una transizione equa. Bruxelles propone ai Ventisette che lo strumento, il quale finanzierà l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili, passi da una dotazione di 7,5 a 40 miliardi di euro, e prevede per l’Italia un’assegnazione di 2,14 miliardi, invece dei precedenti 364 milioni.

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