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«Ripresa più vicina, poi meno tasse»

Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, in una audizione nell’Europarlamento, dove sono state rilanciate le critiche agli effetti negativi su crescita e occupazione provocati dalle misure di austerità, ha difeso la politica del suo governo tratteggiando un quadro della situazione italiana più ottimistico di quello espresso recentemente dalla Banca d’Italia. In particolare Grilli ha previsto già dopo il primo trimestre di quest’anno «la fine della recessione» con un successivo inizio di ripresa graduale, che dal 2014 genererebbe una crescita intorno «all’1%», quindi meno debole rispetto a quanto ipotizzato da Via Nazionale.
Grilli ha escluso che all’Italia servano nuove «manovre correttive» perché con l’Ue è stato concordato per il 2013 «l’obiettivo di bilancio in pareggio non in termini nominali, ma strutturali». Quindi non avrebbe effetti l’atteso sfondamento del deficit nominale, che pur provocherà un ulteriore «aumento del debito pubblico». Il ministro ha specificato che «se ci fosse un peggioramento ulteriore del ciclo economico rispetto a quanto previsto, si rifletterebbe anche nel nostro obiettivo di bilancio, quindi non ci sarebbe la necessità di alcuna manovra correttiva». Questo grazie anche all’aspettativa nel 2013 di «un avanzo del 3% del Pil, destinato a salire al 5% entro il 2015».
Grilli ha invitato chi vincerà le elezioni a evitare una manovra correttiva: «Come non l’abbiamo fatta noi spero non la rifarà anche il prossimo governo» perché «pensiamo che non si debba appesantire l’economia con altre manovre». Ha ammesso che le politiche di austerità hanno aggravato la recessione e che c’è stato un eccessivo uso di «imposizioni fiscali». Ma ha sostenuto che se il governo Monti non fosse ricorso a questa «pillola amara» avrebbe costruito «una casa sulla sabbia». Ora comunque «la pressione media fiscale deve calare, ma per fare questo occorre una revisione specifica della spesa pubblica». Accogliere la richiesta di maggiore «proporzionalità» nell’imposta sulla casa Imu però «non è così semplice», soprattutto quando gli immobili appartengono a società. Grilli ha rivendicato il contributo nazionale alla stabilizzazione della situazione finanziaria dell’Italia sui mercati, come importante complemento degli interventi «dell’eurozona e della Bce».
Il responsabile dell’Economia ha criticato la linea delle svalutazioni competitive della moneta con cui il Giappone e gli Stati Uniti intenderebbero rilanciare le esportazioni nazionali. Questo argomento era atteso anche nel successivo dibattito all’Eurogruppo a Bruxelles dei ministri finanziari, dove a tarda sera secondo fonti diplomatiche è passata la candidatura dell’olandese Jeroen Dijsselbloem a succedere al presidente uscente, il lussemburghese Jean-Claude Juncker. Ministro delle Finanze da appena un paio di mesi, 46 anni, senza esperienze consolidate nei Consigli comunitari, Dijsselbloem è emerso soprattutto per l’appoggio della Germania, che pretende un Eurogruppo guidato da un esponente dei Paesi del Nord sostenitori del rigore nei conti pubblici. Il ministro francese delle Finanze, il socialista Pierre Moscovici, che guida i Paesi del Sud favorevoli alle politiche di bilancio espansive, all’inizio frenava. E non sembrava rassicurato dall’appartenenza ai laburisti del candidato olandese. Ma, entrando nell’Eurogruppo, Moscovici ha poi dato segnali di apertura affermando che Dijssembloem era il candidato «unico». A tarda sera dalla riunione, che aveva in agenda i contrasti tra i ministri sui finanziamenti diretti alle banche del fondo salva Stati, sugli aiuti finanziari a Cipro e sui prestiti alla Grecia, sono trapelate le prime indiscrezioni informali sulla nomina.

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