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Ripresa debole nell’Eurozona

La classe politica europea spera in una ripresa economica entro la fine dell’anno. Il problema è capire quanto sarà forte, quanto sarà durevole. L’indice sulla fiducia delle imprese tedesche è salito in luglio, facendo ben sperare alcuni economisti. Nel contempo, tuttavia, un rapporto del Fondo monetario internazionale ha messo l’accento ieri sulle debolezze strutturali dell’economia della zona euro. In particolare, riferendosi all’Italia, nota il continuo aumento del costo del lavoro.
L’indice Ifo in Germania è salito per il terzo mese consecutivo in luglio, più delle previsioni degli analisti. L’indicatore è aumentato da 105,9 a 106,2, dopo che anche l’indice sulla fiducia dei direttori degli acquisti (Pmi) nella zona euro ha registrato un incremento. Il capo economista dell’istituto Ifo, Kai Carstensen, notava ieri che le imprese tedesche «restano prudentemente ottimiste sul futuro prevedibile della loro attività». È la domanda interna a sostenere in questo momento l’economia in Germania.
Molti economisti ieri indicavano che la congiuntura tedesca dovrebbe essere positiva nel secondo semestre dell’anno, dopo che il prodotto interno lordo ha mostrato un aumento leggerissimo, dello 0,1%, nel primo trimestre di quest’anno. In questo contesto, il presidente francese François Hollande ha detto in televisione il 14 luglio, in occasione della festa nazionale: «La ripresa è qui». Le sue parole, tuttavia, sono state accolte con molta cautela dal mondo imprenditoriale.
La stessa Banca centrale europea ha spiegato all’inizio del mese che il tasso di riferimento dell’istituto monetario rimarrà ai livelli attuali. «La politica monetaria rimarrà accomodante per tutto il tempo necessario». Il nodo è capire non tanto se ci sarà una ripresa ma quanto solida sarà. È legittimo, se non addirittura preferibile, rimanere cauti.
Molti paesi della zona euro sono alle prese con una cura dimagrante. Devono ridurre l’indebitamento pubblico e privato, e la crescita non potrà che pagarne le conseguenze. Proprio ieri l’Fmi ha pubblicato un rapporto annuale in cui parla di «ripresa sfuggente». L’organizzazione internazionale si aspetta una recessione dello 0,6% nel 2013 e una ripresa dello 0,9% nel 2014: «Per la zona euro l’impatto negativo del risanamento del conti pubblici sarà 1,0-1,25 punti percentuali quest’anno».
Appoggiando nei fatti la recente decisione della Commissione di avere sul fronte del risanamento dei bilanci nazionali atteggiamenti differenziati a seconda della necessità dei diversi paesi, l’Fmi ne approfitta per suggerire alla Bce di adottare «un ulteriore sostegno monetario non convenzionale» per aiutare l’economia e ridurre la frammentazione dei mercati finanziari. Il Fondo indica tra le varie possibilità «l’acquisto diretto di selezionati attivi privati» e nuove operazioni di liquidità a lungo termine.
L’Fmi non manca neppure di esortare l’Europa a dotarsi di un’unione bancaria realmente federale, sottolineando la persistente fragilità di un settore creditizio ancora troppo frammentato, e di indicare debolezze di alcuni paesi. In questo contesto «sopratutto i paesi periferici», e quindi anche l’Italia, presentano «un elevato rischio di stagnazione nel medio termine». Il Fondo nota le forti correzioni al costo del lavoro avvenute in molti stati membri, mentre alcuni grafici pubblicati nel rapporto mostrano come in Francia o in Italia sia continuata la tendenza al rialzo.
Secondo il Fondo, l’Italia dovrebbe quindi «chiarire le condizioni per (…) introdurre rapporti di lavoro flessibili illimitati e (…) promuovere la contrattazione aziendale». Inoltre, l’Fmi suggerisce al governo italiano di «valutare la possibilità di una differenziazione regionale per i salari del pubblico impiego e di sostenere la flessibilità salariale nel settore privato». Il Fondo è poi dell’avviso che serva un ulteriore sforzo «nelle privatizzazioni, in particolare delle aziende partecipate a livello locale».

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