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«Ripresa con tagli, patti da rispettare» E Bruxelles svela la sorpresa Germania

«Tagliare la spesa improduttiva può creare margini di bilancio per ridurre il carico fiscale e aumentare gli investimenti pubblici». Meno sprechi, meno tasse, più crescita: la ricetta di Mario Draghi risponde a un’interpellanza di alcuni eurodeputati, ed è rivolta a tutti i governi. Giunge alla vigilia di un giorno particolare: oggi la Commissione europea diffonde le previsioni economiche d’autunno, «fotografa» l’ospedale Ue. Francia e Italia, prima di tutto, ancora ricoverate nella corsia dei malati lungodegenti. Ma sotto esame c’è anche la forte Germania, che di colpo sembra insidiata da un virus nuovo e la cui crescita secondo molte previsioni rischia una nuova forte frenata; e ancora una volta la Grecia, che vuole uscire dal reparto rianimazione (leggi: i piani di salvataggio Ue-Bce-Fmi) ma i cui titoli di Stato tornano a offrire interessi oltre il 7%, un segnale pericoloso di debolezza. 
La Commissione in carica presieduta da Jean-Claude Juncker dirà quali sono le medicine da prendere, le probabili «misure aggiuntive». E ciò accade anche in tempi normali. Ma la nuova recessione – doppia o tripla nell’arco di 7 anni, a seconda dei punti di vista – disegna una cartella clinica collettiva senza precedenti. Chi spera in qualche «libera uscita» sui bilanci, può ricredersi. Almeno così lascia capire Draghi: «Le politiche di bilancio dei Paesi dell’eurozona devono rispettare il patto di Stabilità europeo, e possono comunque fornire ulteriore sostegno alla crescita».
Vi sono Paesi come la Francia o l’Irlanda, che si trovano da 5 anni, dal 2009, sotto procedura di infrazione per deficit eccessivo. Ve ne sono altri, come la Finlandia un tempo sana e produttiva, la patria degli ultimi due commissari economici Olli Rehn e Jyrki Katainen, che annuncia una crescita negativa per il 2015. Altri ancora, come l’Italia, si vedono consegnare dal proprio Istituto di statistica una prognosi sconsolante: l’attuale manovra finanziaria darà un sollievo nel 2014, ma risultati pressoché nulli nel 2015.
La crisi non lascia spiragli di tempo. Dopo il giorno delle previsioni economiche, dopodomani seguirà quello dell’Eurogruppo, il vertice dei ministri delle Finanze dell’eurozona. La riunione dovrà naturalmente occuparsi delle stesse previsioni economiche, anche se forse al di fuori dell’ordine del giorno ufficiale. E così, inevitabilmente, sfiorerà il tema dei piani di stabilità nazionali, tuttora sottoposti al giudizio della Commissione. Previsioni e vertici, tuttavia, non sembrano più tener il passo con la realtà economica del continente: dal «no» francese alle regole sul deficit, al rinvio italiano del pareggio di bilancio, alla stessa frenata a sorpresa della Germania, l’Unione è come una scacchiera su cui sia passata una folata di vento.
Solo sei mesi fa, a fine aprile, le previsioni economiche di primavera assicuravano che «le prospettive economiche dell’Ue si rafforzano. Mentre gli indicatori principali puntano a un’accelerazione della crescita in tempi brevi, migliorano anche le condizioni per una ripresa sostenuta….».

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