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Da ripetere le notifiche non andate a buon fine

La notifica non andata a buon fine perché l’atto è stato restituito puramente e semplicemente al mittente implica, in caso di errore dell’operatore postale, l’inesistenza della stessa notifica. In questi casi, infatti, il notificante non deve rimanere inerte, ma deve procedere, celermente, a una nuova notifica. Lo ha stabilito la sezione 5 della Cassazione nell’ordinanza n. 16008/2019. La vertenza tratta di un ricorso introduttivo presentato contro un accertamento con cui si ipotizzavano maggiori ricavi in base all’applicazione degli studi di settore. La Ctp di Milano, a cui si era rivolta la ricorrente, aveva accolto il ricorso. Anche l’appello dell’amministrazione finanziaria veniva respinto dalla Ctr della Lombardia. Le Entrate impugnavano anche quest’ultima sentenza con ricorso per Cassazione notificato il 10 aprile 2013, dopo che un primo tentativo di notifica, eseguito il 7 febbraio 2013 non era andato a buon fine. Dopo aver rilevato che la prima notifica non era pervenuta a buon fine per evidente errore dell’operatore postale che aveva dichiarato l’irreperibilità del destinatario, la Corte di legittimità ha dichiarato inammissibile il ricorso. In caso di notifica di atti non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare una nuova notifica con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’articolo 325 del codice di procedura civile. I giudici di Piazza Cavour hanno, infatti, rilevato che il tempo trascorso tra le due notifiche per la proposizione del ricorso, nel caso superiore ai 60 giorni, eccede i 30 giorni (metà del termine breve per impugnare ex articolo 325 c.p.c.). Quindi quando si dovessero superare i termini entro cui notificare, si dovrà verificare se il procedimento della nuova notifica sia stato attivato nel rispetto della metà del termine breve per impugnare previsto dall’articolo 325, pari a 30 giorni. Infatti, secondo le Sezioni unite della Corte, solo tale condizione consente di ricollegare effetti impeditivi della decadenza al primo tentativo di notifica, e non anche la richiesta di rimessione in termini, sostanzialmente equipollente a una richiesta di fissazione di nuovi termini per la notifica, opzione questa che le Sezioni Unite (sentenza n. 14594/2016) hanno ritenuto non praticabile, ribadendo la necessità di un’autonoma riattivazione della parte interessata.Benito Fuoco

La Ctr della Lombardia, con sentenza n. 67/15/2012, depositata il 27/6/2012, ha respinto l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate contro la sentenza della Ctp di Milano che, in accoglimento del ricorso proposto da R. A. M., esercente in Cusano Milanino attività di bar-pub, aveva annullato l’avviso di accertamento con il quale, in applicazione dello studio di settore SD42U, le era stato contestato di aver conseguito, nell’esercizio 2004, maggiori ricavi rispetto a quelli dichiarati, erano state liquidate le maggiori imposte Irpef, Irap e Iva dovute e irrogate le connesse sanzioni. L’Agenzia delle entrate ha impugnato la sentenza con ricorso per cassazione notificato il 10/04/2013, dopo che un primo tentativo di notifica, eseguito il 7/2/2013, non era andato a buon fine. (…)

Considerato che:

L’eccezione pregiudiziale sollevata dalla controricorrente (rilevabile anche d’ufficio) è fondata. Va dato atto che, contrariamente a quanto supposto ma non provato dalla M., la prima notifica del ricorso per Cassazione, correttamente diretta al medesimo difensore e al medesimo indirizzo ove è stato recapitato l’atto in rinnovazione il successivo 9 aprile, non è pervenuta a buon fine per evidente errore dell’operatore postale, che aveva dichiarato l’irreperibilità del destinatario. Tuttavia, stante l’arco di tempo trascorso tra le due notifiche, tenuto conto della data di restituzione del negativo avviso di consegna della prima (16/2/2013), la Corte rileva che il tempo impiegato per la riproposizione del ricorso eccede quello (30 gg., pari alla metà del termine breve per impugnare ex art. 325 c.p.c.) che, con la recente sentenza n. 15/7/2016 n. 14594, le Ss.uu. di questa Corte hanno ritenuto in linea generale adeguato a consentire una rinnovazione della notifica conservativa degli effetti di quella tempestivamente eseguita ma incolpevolmente non giunta a buon fine; il periodo di quasi due mesi lasciato trascorrere prima della ripresa del procedimento notificatorio appare, peraltro, palesemente eccessivo rispetto a un’indagine volta unicamente a ricontrollare la correttezza dell’indirizzo di destinazione, tanto più che l’Avvocatura notificante non ha allegato giustificazioni comprovanti la complessità delle ricerche eseguite. Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P. Q. M. La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’Agenzia delle entrate a pagare a R. A. M. le spese di questo giudizio (…)

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