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Ripensare il modello d’impresa

I professionisti possono essere l’elemento nuovo per rilanciare la Responsabilità sociale dell’impresa (Rsi). Di più, il concetto di responsabilità sociale sta alla base del lavoro del professionista. Mercoledì 3 ottobre, il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, e il vicepresidente Ezio Maria Reggiani hanno presentato, in audizione alla X Commissione permanente del Senato, le osservazioni della Confederazione alla proposta di legge in materia di responsabilità sociale delle imprese, all’esame della commissione presieduta da Cesare Cursi.

Dopo aver sottolineato la necessità di valorizzare la cultura e le pratiche di Rsi, quale elemento di congiunzione tra crescita economica e coesione sociale, il documento Confprofessioni esorta il Senato a tener conto dell’evoluzione in atto che va oltre il rispetto delle leggi, con l’impegno dell’impresa al rispetto dei diritti dei lavoratori, delle pari opportunità, del rifiuto allo sfruttamento del lavoro minorile, al rispetto dell’ambiente. «La crisi economica offre l’occasione di ripensare il modello d’impresa prevalente, rifondandolo su basi solidali ed eticamente qualificate», ha detto Stella davanti alla Commissione. «La responsabilità sociale d’impresa oggi va declinata come un percorso, che non riguarda solo le imprese ma tutta la collettività, tutti i datori di lavoro compresi anche i professionisti, che porti alla costruzione condivisa di regole che sappiano coniugare le istanze economiche con le attenzioni sociali».

Secondo la tesi sostenuta da Confprofessioni, «la certificazione di una effettiva ed efficace azione di responsabilità sociale svolta da un’impresa, non deve limitarsi alla certificazione del rispetto delle leggi e/o al coinvolgimento dei diversi stakeholders, ma può essere in grado di certificare ogni attività virtuosa posta in essere dall’impresa stessa». Per esempio, la formazione continua dei propri dipendenti; la loro copertura sanitaria integrativa (favorendo e premiando forme d’informazione e prevenzione medica); il loro assoggettamento a forme di previdenza complementare.

Altro tema centrale del documento riguarda il ruolo dei professionisti nella promozione e sviluppo di comportamenti responsabili: passare quindi dalla responsabilità sociale dell’impresa a quella dei professionisti. «La sensibilità del mondo dei professionisti per gli obiettivi di responsabilità sociale è pienamente comprovata dagli avanzamenti raggiunti grazie al recentissimo Contratto collettivo degli studi professionali, stipulato da Confprofessioni con i sindacati di categoria. Sulla base del nuovo contratto, ai lavoratori negli studi professionali sono oggi riconosciute garanzie di formazione ed apprendistato professionalizzante, promozione delle pari opportunità, sicurezza sul lavoro ed assistenza sanitaria integrativa, in una direzione di notevole ampliamento di tutele accolte come indicatori di responsabilità sociale in tutti gli standard internazionali».

Non solo. Il ruolo «di mediazione» del professionista diventa fondamentale anche nei confronti dell’impresa responsabile. «I professionisti sono, costituzionalmente, i “mediatori” tra interesse privato e bene generale, e il rilievo pubblicistico delle professioni intellettuali – che si manifesta nella configurazione del regime ordinistico e nella prescrizione di un apparato deontologico – discende, appunto, dalla valenza generale degli interessi coinvolti nel lavoro professionale», ha ricordato Stella. «Quando il professionista mette le proprie competenze intellettuali e tecniche a servizio dell’utente, già opera nel senso dell’allineamento di interessi pubblici e privati». Da qui discende l’opportunità di integrare i professionisti nel processo di pianificazione degli obiettivi e degli strumenti della responsabilità sociale d’impresa. «In particolare», ha aggiunto Stella, «auspichiamo il coinvolgimento di Confprofessioni, quale Parte Sociale in rappresentanza del sistema delle libere professioni».

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