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Ripartono gli sfratti per 120 mila inquilini morosi

La pandemia ha congelato 120 mila sfratti per morosità incolpevole: inquilini che non ce la fanno più a pagare l’affitto. Il blocco di legge, che dura da febbraio 2020, sta per finire. Non per tutti però, perché il Senato – di intesa con il ministero della Giustizia – ha deciso, approvando un emendamento al decreto Sostegni, tre scaglioni temporali così da evitare tensioni sociali e ingorghi negli uffici giudiziari e di polizia.
L’esecuzione riprenderà dal primo luglio per gli sfratti antecedenti al 28 febbraio 2020. Dal primo ottobre per quelli compresi tra 28 febbraio e 30 settembre 2020. E dal primo gennaio 2022 per i più recenti, maturati tra primo ottobre 2020 e 30 giugno 2021.
La norma lascia però scontenti un po’ tutti. Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa lamenta che «così non si proteggono solo i morosi causa Covid, ma anche chi lo era da prima» e chiede di «ripristinare i diritti dei proprietari sospesi da 14 mesi, perché il blocco è un abuso». Su questo Confedilizia ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale e spinge quantomeno per la sospensione dell’Imu ai proprietari. Stefano Chiappelli, segretario generale di Sunia (sindacato degli inquilini), nota però che «il problema non è la data della sentenza di sfratto, ma 120 mila esecuzioni che stanno per piombare su altrettante famiglie già in difficoltà, rimaste poi senza lavoro quando il Paese ha chiuso». Chiede al governo «una regolamentazione di questi sfratti » e una «politica da casa a casa, in sintonia con i Comuni, per non lasciare nessuno per strada».
È quello che teme Patrizia Pappalardo di Catania, 44 anni, due figli di 15 e 10 anni, un marito disoccupato dal 2019, quando fu costretto a dimissioni forzate da trasportatore perché la ditta non pagava gli stipendi. Da allora nessuno dei due è riuscito a ricollocarsi. «Facciamo colloqui, non ci richiamano », racconta. «So di aver danneggiato la padrona di casa, ma siamo gente onesta, voglio ripagarle il dovuto. Siamo disposti a fare tutto pur di uscire da questo tunnel. Chiediamo lavoro, dignità e un tetto sotto cui vivere». Gianluca Sabbatasso di Napoli, 43 anni, disoccupato dal 2014 – «e senza reddito di cittadinanza perché ho un mutuo e supero i parametri» ha due figlie autistiche di 8 anni e una seconda casa in affitto. «Un bilocale da 60 metri quadri nel centro di Napoli, contratto a norma, 350 euro al mese, ma l’inquilina non paga da gennaio 2020 e ha un lavoro regolare: lo so perché mio cognato è suo collega», racconta. «Ho bisogno di quei soldi per le mie bimbe, la sentenza di sfratto è di settembre. Noi proprietari non siamo il welfare dello Stato».
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