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Il nuovo riparto 2021-27 premia Lombardia, Lazio, Sardegna e Molise

Non solo Recovery plan. C’è un’altra partita miliardaria che si gioca tra Commissione Ue, governo e regioni. Riguarda i fondi strutturali Fesr e Fse che per l’Italia ammontano a 41,15 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. Bloccata dalla crisi di governo, la trattativa è ripartita a fine febbraio sulle basi dell’impianto previsto dall’ex ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano. Il nodo più delicato è la ripartizione delle risorse tra regioni per finanziare i programmi operativi (Por) e la quota da destinare ai programmi nazionali (Pon) gestiti dai ministeri, in alcuni casi con risultati deludenti. Provenzano aveva deciso di ridurre i PON a otto (più uno del Just Transition Fund per Taranto e Sulcis) dagli attuali 12. Ma aveva proposto di riservare loro un terzo dei 41 miliardi, cioè 13,7 miliardi di euro, 600 milioni in più rispetto al 2014-2020. Alle regioni questa suddivisione non sta bene. Contestano il fatto che la riduzione sia solo del numero dei Pon e non delle risorse. A ciò si aggiunge il fatto che le politiche nazionali avranno a disposizione 13,5 miliardi di React-Eu e soprattutto gli oltre 190 miliardi del Recovery Plan. In molti ritengono superfluo (se non dannoso) continuare a dirottare ai ministeri quote consistenti di risorse europee dedicate alle regioni.

Il 26 febbraio il Dipartimento per la politica di coesione (Dpcoe) della Presidenza del Consiglio ha presentato alle regioni il riparto delle risorse europee per il periodo 21-27, riequilibrato rispetto alla prima proposta. A guadagnarci di più in termini relativi sono le regioni retrocesse nella categoria delle “meno sviluppate”, Molise e Sardegna che vedranno aumentare le proprie dotazioni rispettivamente a 454 milioni (+258,5%) e a 1,5 miliardi (+134,2%). In forte aumento anche le risorse per l’Abruzzo (512,8 milioni, +48,7%) e per il Lazio (1,84 miliardi, +48,8%). Colpisce anche l’aumento incassato dalla Lombardia, +40,2%. Per il Lazio pesa il progressivo calo del Pil nell’ultimo decennio mentre la Lombardia beneficia della dimensioni e della popolazione e del fatto che con l’uscita delle Marche la torta per le regioni più sviluppate viene divisa tra meno regioni. La dote più ricca sarà ancora una volta quella della Sicilia (8,32 miliardi, +11,3%) che deve fare i conti con una capacità di spesa molto bassa come dimostra il forte ritardo sulla programmazione 2014-2020.

Il passo avanti, pur apprezzato, non sembra sufficiente per le regioni che chiedono un taglio di almeno 2 miliardi delle risorse dei Pon. Una posizione che non dispiace a Bruxelles. A decidere, in tempi non molto lunghi, sarà la neo ministra Mara Carfagna, che venerdì scorso ha avuto un incontro in streaming con la commissaria europea Elisa Ferreira. Per ora i segnali sono di sostanziale continuità rispetto al lavoro svolto da Provenzano e dal governo precedente, sia sui fondi 21-27 che su React-Eu su cui il nodo è la parte che andrà alla fiscalità di vantaggio per il Sud.

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