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«Ripartire con stimoli per 45mila imprese»

Oltre agli aggiornamenti positivi sul quadro congiunturale – con la notizia che ad agosto circa l’80% dei settori industriali risultava in crescita – nel testo consegnato alle Camere sulla Nadef, ieri l’Istat ha sottolineato l’importanza strategica delle risorse messe in campo con i programmi europei per un «riposizionamento strutturale delle imprese italiane su livelli più avanzati di dinamismo e competitività». Per non mancare l’occasione occorre però selezionare con precisione la platea dei destinatari e nell’analisi proposta dall’Istituto ne viene indicata una che raccoglie aziende in fasi diverse di transizione verso dinamiche di maggiore produttività, anche a prescidere dalla loro dimensione.

In particolare, lo stimolo alla prima transizione (da dinamismo basso a medio-basso) potrebbe riguardare 5.200 imprese, delle 39mila complessive; quello alla seconda transizione (da dinamismo medio-basso a medio) 16.100 imprese su 79mila; l’intervento sulla terza transizione (da dinamismo medio a medio-alto) 18.400 unità su 58mila e quello sulla quarta transizione 5.300 imprese su 28mila. Complessivamente – si legge nella nota Istat – la platea di imprese da stimolare selettivamente sarebbe pari a 45mila unità su un totale di 204mila, rappresentative del 24% dell’occupazione e del valore aggiunto.

Tornando al quadro congiunturale Istat spiega nella nota che l’economia italiana «ha mostrato delle peculiarità che potrebbero indicare una ripresa più incisiva rispetto ai principali paesi europei», dalla fiducia di imprese e famiglie di settembre alle vendite al dettaglio e alla produzione industriale di agosto. «Le evidenze disponibili confermano l’ipotesi contenuta nella Nadef di un deciso rimbalzo dell’economia italiana nel terzo trimestre. Rimane invece un ampio margine di incertezza sull’evoluzione dell’economia nell’ultima parte dell’anno, anche a seguito del recente aumento dei contagi in Europa». Preoccupa, invece, l’incombere della deflazione. In base alla stima preliminare dell’indice per l’intera collettività, i prezzi al consumo sono risultati inferiori dello 0,5% rispetto a un anno prima (da -0,2% di maggio). I consumatori hanno rivisto ulteriormente al ribasso le loro aspettative, con il saldo negativo più ampio da quasi quattro anni.

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