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«Ripartiamo subito con Industria 4.0 Se freniamo il Covid Pil meglio delle stime»

La forte ripresa dei contagi e il rischio di nuove misure restrittive territoriali non cambiano i numeri del programma di finanza pubblica, che sono «prudenti» e possono migliorare ulteriormente nel 2021. L’effetto combinato fra politica espansiva domestica e intervento degli aiuti europei si vedrà presto, con l’avvio dal 1° gennaio del rilancio di Transizione 4.0 e dei nuovi programmi di investimenti. Questi due fattori, aggiunti all’espansione già prodotta sul prossimo anno dai tre decreti anticrisi, ha un effetto complessivo «da 70 miliardi». Alle viste c’è insomma «una manovra fortemente espansiva, tutt’altro che concentrata su misure di corto respiro». Parola del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che in questa intervista offre il primo consuntivo sui lavori preparatori della manovra condotti con il Dpb.

La ripresa dell’epidemia ha cambiato profondamente lo scenario in poche settimane. Confermate le stime di crescita alla base del programma di finanza pubblica? Non c’è il rischio di doverle rivedere presto al ribasso?

La previsione macroeconomica presentata nella Nadef resta valida. I rischi al ribasso esistono e non l’abbiamo certo nascosto, basta leggere la Nadef. Ricordo tuttavia che, per quanto riguarda il 2020, il -9 per cento che stimiamo sui dati annuali del Pil si basa su un forte rimbalzo nel terzo trimestre, che alla luce dei dati più recenti appare altamente probabile e potrebbe anche risultare superiore alle nostre stime, seguito da una crescita solo lievemente positiva nel quarto. La previsione per l’ultimo trimestre è compatibile con variazioni lievemente negative di alcuni indicatori mensili nei mesi autunnali dovuta a un aumento dei contagi. Se riusciremo a contenere la ripresa delle infezioni da Covid-19 con misure selettive, sono fiducioso che i risultati del 2020-2021 non saranno lontani da quanto previsto – spero migliori – per quanto riguarda il 2021.

Ieri dal centrodestra si sono levate voci critiche sugli effetti di «retroazione fiscale» previsti per il 2022, cioè l’impatto sui saldi di finanza pubblica delle maggiori entrate prodotte dalla crescita. Si parla di 7 decimali di Pil, circa 12 miliardi, che solitamente non vengono calcolati. Come risponde?

La stima degli effetti di retroazione è già avvenuta nel passato ed è resa possibile dall’ultima riforma della legge di contabilità. In questo caso si giustifica con la mole senza precedente di investimenti aggiuntivi finanziati dal Recovery Plan. Siamo anzi stati prudenti a non calcolarla per il 2021.

L’evoluzione del Covid ha influito inevitabilmente anche sull’impostazione della legge di bilancio. Tra fondo ristori da 4 miliardi, rifinanziamento della Cig, nuovi fondi per sanità e scuola la manovra impegna una importante mole di spesa a nuovi interventi emergenziali, che alcuni giudicano di corto respiro. Esiste lo spazio fiscale per anticipare con fondi propri una quota degli interventi che saranno poi finanziati da Next Generation Eu? Come funzionerà e quanto varrà il «fondo Recovery» previsto in legge di bilancio?

L’approccio che il Governo ha adottato nell’impostazione della legge di bilancio è allineato con le indicazioni formulate dalla Commissione europea, anche su richiesta del governo italiano, e approvate dai ministri delle Finanze. L’applicazione del Patto di stabilità è sospesa dalla general escape clause anche per il 2021 e la politica di bilancio degli Stati membri rimarrà espansiva, privilegiando misure temporanee che non impattino negativamente sulla finanza pubblica nel medio e lungo termine. A questo approccio abbiamo sovrapposto nuove politiche che rispondono a esigenze di riforma e di miglioramento dell’inclusione sociale e territoriale, il sostegno alle famiglie, quali l’assegno unico e universale per i figli, le risorse per la riforma fiscale e per la messa a regime del taglio del cuneo sul lavoro, gli sgravi contributivi per i giovani e la fiscalità di vantaggio per il Sud. Un altro aspetto fondamentale è quello del rilancio degli investimenti pubblici e della spesa per ricerca e formazione, prevalentemente finanziata dal Recovery Plan europeo, anche se nella legge di bilancio stanziamo risorse aggiuntive in entrambi gli ambiti, che sono quelli decisivi per aumentare il tasso di crescita del Paese.

In aggiunta ai 24 miliardi della manovra, il bilancio prevede l’anticipazione, che non impatta sul deficit, delle risorse del programma Next Generation Eu che verranno poi rimborsate dalla Commissione europea quando il Programma nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia sarà stato approvato e, in seguito, via via che raggiungeremo i milestone del programma. In questo modo i programmi di spesa potranno partire immediatamente. C’è poi un ulteriore aspetto da considerare.

Quale?

Nei decreti legati all’emergenza Covid noi abbiamo stanziato risorse significative anche per il 2021 e per gli anni seguenti: dall’eliminazione delle clausole Iva ai due miliardi per gli investimenti degli enti territoriali, ai consistenti stanziamenti per scuola, università, ricerca, imprese. Sono 31 miliardi per il 2021 che, insieme ai circa 15 del Next Generation Eu, portano la manovra effettiva del 2021 a 70 miliardi. È quindi una manovra fortemente espansiva, come richiesto dal ciclo economico, tutt’altro che basata solo su misure di corto respiro. Al contrario prevediamo riforme epocali come l’assegno unico e quella dell’Irpef e un programma di investimenti senza precedenti.

È possibile indicare qualcuna delle principali misure concrete che vedranno la luce già dal 2021 con i fondi della Recovery and Resilience Facility?

Le linee Guida per la redazione del Pnrr, che individuano le “missioni” e i “cluster” sono pubbliche e su di esse si è espresso il Parlamento. Per citare una delle misure più significative, il nuovo piano Transizione 4.0 (l’evoluzione di Industria 4.0; ndr) rafforzato partirà dal 1° gennaio, così come i principali progetti infrastrutturali o a quelli legati alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione della Pa, alla banda ultralarga, alle infrastrutture sociali, che naturalmente saranno completati nell’orizzonte pluriennale del piano.

Fra queste misure va considerato anche il 110%? Questa mattina i costruttori dell’Ance hanno voluto rilanciare fortemente il tema.

Questa è una delle misure di più forte impatto, è già operativa e sarà finanziata con la componente prestiti per la parte già in vigore e con quella sovvenzioni (grants) per la sua estensione oltre il 2021.

Il calendario della Nadef prevede l’utilizzo di 14 miliardi di sussidi nel 2021 fra Recovery e React-Eu. Si tratta di una cifra imponente rispetto alla nostra storica capacità di spesa: che misure prevedete contro il rischio di ritardi o mancato utilizzo? Che forme di controllo e di eventuali poteri sostitutivi si prevede di mettere in atto?

L’incremento degli investimenti pubblici nel 2021 in rapporto alla previsione tendenziale sarebbe pari a circa il 20 per cento. È indubbiamente un balzo notevole, ma lo riteniamo fattibile. Sarà necessario selezionare per il 2021 i progetti che sono più vicini alla fase esecutiva in modo tale da valorizzare al massimo le risorse disponibili in un’ottica di rilancio dell’economia e di cambio di paradigma rispetto allo scorso decennio, e predisporre rapidamente una struttura di scopo che assicuri la regia e il coordinamento degli interventi e possa anche intervenire in via sostitutiva in caso di inerzia o criticità.

Alla capacità di utilizzo dei fondi sono collegate le stime della Nadef, che ipotizza un tasso di crescita medio del 4,1% nel triennio 2021-23, e del 2,8% nel periodo 2021-26. Non c’è il rischio, in caso di raggiungimento mancato o solo parziale di questi ambiziosi obiettivi di crescita, di una risalita del debito, anche a causa dell’effetto trascinamento determinato dalla spesa per interessi che agisce su uno stock molto più consistente rispetto agli anni fino al 2019?

La crescita prevista per il triennio 2021-2023 è fortemente influenzata dalla caduta senza precedenti registrata quest’anno. Inoltre, non va dimenticato che gran parte della caduta del bimestre marzo-aprile è stata dovuta a chiusure produttive, non a processi economici o finanziari. Come dimostrano gli ultimi dati di produzione industriale e delle costruzioni, siamo già quasi tornati a livelli normali. In ogni caso, la previsione programmatica sconta il ritorno ai livelli di Pil reale del 2019 solamente nel corso del 2022. Non mi pare così ottimistica, spero faremo meglio di quanto previsto. Per quanto riguarda gli anni 2024-2026, abbiamo previsto una crescita media dell’1,6 per cento. Data la spinta del Recovery Plan, mi sembra una previsione piuttosto prudente e il nostro obiettivo è fare di più.

Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, è vero che lo scenario programmatico si basa su un sentiero di crescita del Pil, ma si tratta, lo ribadisco, di previsioni prudenziali tenuto conto degli investimenti aggiuntivi finanziati col Next Generation Eu. Se la strategia di politica economica che abbiamo disegnato sarà attuata, il debito pubblico dell’Italia si ridurrà e sarà del tutto sostenibile. Occorre sottolineare che grazie all’eliminazione delle clausole di salvaguardia la nostra strategia di finanza pubblica è realistica e credibile perché a differenza del passato non si basa sulla promessa di una futura massiccia correzione di bilancio. Peraltro nel nostro scenario non abbiamo stimato l’effetto positivo di una ulteriore riduzione degli interessi sul debito che appare verosimile.

Nei giorni scorsi lei ha parlato di «8 miliardi strutturali» per la riforma fiscale. Come vengono finanziati?

Gli 8 miliardi sono disponibili nel percorso definito dalla Nadef e dalla legge di bilancio, e non richiedono coperture. A queste somme vanno poi aggiunti i maggiori introiti strutturali derivanti dalla tax compliance, per i quali abbiamo previsto un apposito fondo per la fedeltà fiscale. Per ragioni prudenziali non abbiamo indicato una cifra ex ante, ma siamo fiduciosi, in base al trend riscontrato prima dell’emergenza, che ex post ci saranno diversi miliardi aggiuntivi che potremmo utilizzare per l’attuazione dei vari moduli della riforma.

Sull’impianto della riforma esiste un accordo di massima sul modello, tedesco o ad aliquote “semplificate” e ridotte, che deve guidare tutta la riforma? A che punto è la discussione nella maggioranza?

La discussione nella maggioranza è in corso, cosi come il lavoro tecnico per stimare gli effetti delle diverse ipotesi e gli effetti redistributivi della riforma. Abbiamo già deciso di far partire l’assegno unico per le famiglie da luglio 2021 come primo tassello della riforma, e ci tengo a sottolineare che per la prima volta questa forma di sostegno andrà anche ad autonomi e incapienti. Per quanto riguarda il tema dell’aliquota, credo sinceramente che il dibattito sull’aliquota continua alla tedesca o l’utilizzo di scaglioni sia un tema di forma piuttosto che di sostanza. Il tema di sostanza, sul quale la maggioranza è compatta, è abbassare il prelievo fiscale sui redditi medi e medio-bassi, in particolare quelli da lavoro, e rendere più efficiente, più equa e più trasparente l’Irpef e, di conseguenza, il nostro sistema tributario.

Il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi verrà iniziato con la manovra? Quanto calcolate di ricavare nel 2021? Non c’è il rischio di impatto sui consumi, per esempio sul prezzo del gasolio le cui accise alleggerite rappresentano il sussidio più caro (oltre 5 miliardi all’anno), o di proteste da parte di categorie come autotrasportatori o agricoltori, destinatari degli altri principali Sad?

Non ci sono in manovra risorse derivanti da un taglio dei Sad nel 2021. Abbiamo previsto di recuperare un miliardo ma soltanto dal 2023, attraverso una rimodulazione delle tax expenditures e dei Sad, che per quanto riguarda questi ultimi avverrà in stretto coordinamento col ministro dell’Ambiente Costa. Come governo, faremo questo intervento confrontandoci con le categorie ed essendo attenti a non danneggiare settori che anche a causa della pandemia sono in difficoltà. Allo stesso tempo, agire per incentivare comportamenti virtuosi e disincentivare comportamenti che non lo sono è ineludibile se vogliamo assicurare la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente.

Sul Mes conferma il giudizio del premier, secondo cui l’attivazione del salva-Stati potrebbe comportare aumenti di tasse o tagli di spesa per contenere il deficit ed esporrebbe l’Italia a un effetto stigma?

Conte ha ragione nel ricordare che lo strumento di supporto per la crisi pandemica del Mes non offre sovvenzioni ma prestiti, che a differenza dei grants impattano sul livello del deficit e del debito perché vanno restituiti. In termini finanziari il beneficio è dunque limitato al risparmio in interessi, che per l’Italia sarebbe a oggi di circa 300 milioni l’anno per dieci anni. Se invece un Paese avesse urgenza di reperire liquidità aggiuntiva in breve tempo, l’utilizzo dello strumento diventerebbe indispensabile, e mi sembra che quasi nessuno ormai escluda di utilizzarlo in questa circostanza, anche perché grazie al negoziato da noi condotto non esistono condizionalità oltre la spesa delle risorse in ambito sanitario. Tuttavia, anche senza arrivare a questo, qualsiasi risparmio in interessi è economicamente vantaggioso, e per questo io sono sempre stato favorevole all’utilizzo di questo strumento. Altri nella maggioranza hanno una posizione diversa. E come ha detto il Presidente del Consiglio il tema verrà approfondito tra i partiti, e spero che una corretta identificazione dei termini effettivi della questione aiuti una discussione serena e fruttuosa. Intanto vorrei sottolineare l’evoluzione dello scenario. Proprio oggi va segnalato lo straordinario successo della prima emissione di Eurobond per il programma Sure, un segnale forte che indica come il mercato legga positivamente il cambiamento politico strutturale rappresentato dalla creazione di questi nuovi strumenti di debito comunitario. Questo rafforza la posizione di chi, come me, ritiene che l’emissione di debito comune debba diventare uno strumento permanente. La Commissione, peraltro, ci ha prospettato la possibilità di cogliere l’opportunità di questa raccolta per anticipare parte dei finanziamenti Sure del prossimo anno. E mi aspetto un’allocazione molto significativa per l’Italia di fondi React-Eu sul 2021.

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