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Ripartenze, un segnale già dal 26 E a maggio via alle zone gialle

«Lecito aspettarsi le riaperture a maggio». Persino il ministro più “rigorista”, Roberto Speranza, in serata accende qualcosa di più vivido di una luce in fondo al tunnel. Indica una data, per dare fiducia ai commercianti scesi in piazza e per scacciare il timore che i ritardi di Johnson&Johnson possano compromette il piano vaccinale. Il governo ha messo giù una road map che dovrebbe condurre lentamente al ritorno alla normalità, contando anche sull’alleato costituito dalla bella stagione: la cabina di regia tra i partiti della maggioranza tornerà a riunirsi nei prossimi giorni per capire come e quando allentare le restrizioni, poi un Consiglio dei ministri la prossima settimana. Obiettivo, appunto, riportare gradualmente il Paese in zona gialla a partire dal giorno successivo alla scadenza del decreto (il 30 aprile) che quella zona gialla aveva cancellato. Di più: Mario Draghi, con chi gli sta vicino, ha ipotizzato un segnale di ottimismo da lanciare ancor prima, se possibile. Dal 26 aprile si potrebbe cominciare a riaprire bar e ristoranti a pranzo in alcune regioni, quelle che avranno i dati epidemiologici migliori e una minore pressione sugli ospedali.
D’altronde è lo stesso Speranza, davanti alla telecamere di “Porta a Porta”, a dirsi «molto convinto» dell’ipotesi di far ripartire le attività all’aperto, «dove c’è sicuramente una minore possibilità di contagio. Poi dovremo chiaramente confrontarci con i nostri scienziati e con i nostri tecnici in sede di governo». Gradualità, è la parola d’ordine del ministro della Salute, anche ieri messo nel mirino di Matteo Salvini per il libro — annunciato ma mai uscito — sulla pandemia: «Scrivere che il Covid è occasione storica per la sinistra è di una grande volgarità e arroganza. Gli italiani pagano il ministro della Salute per fare il ministro della Salute e non per scrivere libri, in cui canna ogni previsione ». «Il nemico da battere è il Covid, non Speranza», risponde il deputato di Leu, Nico Stumpo.
In questo clima il dossier riaperture è però ormai all’ordine del giorno, con Draghi a fare da mediatore fra le posizioni della Lega (ovvero: riaprire appena possibile) e quella del Pd: «Ripartire in sicurezza e non a caso come dice Salvini: rischiamo di finire tutti come la Sardegna, passata da zona bianca a rossa in seguito a decisioni troppo affrettate », afferma l’ex ministro Francesco Boccia. Ma si va avanti verso quel barlume di luce: da maggio, ove possibile, ristoranti e bar con servizio al tavolo a pranzo, ed è possibile che il mese prossimo coincida anche con la fine del divieto di spostamento tra le Regioni e con il ritorno in presenza per tutti gli studenti italiani, come auspicato più volte da Draghi. «Mi piacerebbe investire ancora un pezzo del tesoretto sulla scuola, ma è una valutazione che dobbiamo ancora fare», conferma Speranza. Le Regioni, in realtà, chiedono di andare oltre e preparano una serie di richieste in vista di un incontro col governo già fissato per domani: la principale è quella di poter aprire i ristoranti non solo a pranzo, come già previsto in caso di zona gialla, ma anche la sera; una proposta che si porta dietro la necessità di posticipare il coprifuoco di almeno una-due ore. Prospettiva, quest’ultima, che al momento non viene indicata da Palazzo Chigi. Ma di certo l’esecutivo lavorerà su un crono- programma delle riaperture che — sempre se i dati dei contagi lo consentiranno — che potrà dare qualche certezza anche ai titolari di cinema e teatri, poi piscine e palestre. E non è escluso che Draghi accolga l’istanza di alcune Regioni di inserire il numero di fragili e anziani vaccinati nei parametri delle zone geografiche di rischio. Anche per vincolare quei governatori più scettici sull’immunizzazione per fasce d’età.
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