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«Ripartenza possibile nel 2015»

Un mix positivo che può costituire la base per far ripartire il Paese, determinato dall’effetto delle riforme strutturali e dall’andamento del Pil che nell’ultimo trimestre dell’anno, secondo le stime, dovrebbe rimanere invariato. «Nell’insieme i pochi dati disponibili puntano ad un Pil invariato nel quarto trimestre, stima che deve trovare conferma nei numeri prossimamente in uscita. Rispetto alle attese di un ulteriore calo, ciò sarebbe la migliore base per la ripartenza già dall’avvio dell’anno prossimo», scrive il documento del Centro studi di Confindustria Congiuntura Flash riferendosi al trend del prodotto interno lordo. «Le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell’immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti».
Aprono spiragli sulle prospettive del prossimo anno, quindi, le analisi del Csc, di cui è direttore Luca Paolazzi. E nel testo vengono spiegati i motivi. «Nel mare di incertezza» che è derivato dalla crisi «si stagliano alcuni solidi pilastri» su cui poggia l’espansione globale, destinata a rafforzarsi nei prossimi trimestri. Il primo punto fermo è che le politiche monetarie, scrive il Csc, rimarranno a lungo super accomodanti. La Fed inizierà ad alzare i tassi nel 2015, ma le altre banche centrali manterranno basso il costo del denaro a livello mondiale. Il secondo punto fermo, continua il documento, è che gli Usa sono ormai su un sentiero di crescita robusta. Il terzo pilastro è che Cina e India, i due maggiori Paesi emergenti, forniranno ancora un ampio contributo all’aumento della domanda mondiale. Invece l’economia della Russia rimane debole.
Quarto punto, è che il dollaro proseguirà a rafforzarsi e il prezzo del petrolio non risalirà la china troppo in fretta. Sia l’andamento del biglietto verde, sia del prezzo del petrolio daranno una mano all’Eurozona, che ne ha particolarmente bisogno. Il motivo è che è vero che stanno arrivando segnali di stabilizzazione, però intorno alla stagnazione. Inoltre il calo degli ordini dice che non è in vista una rapida svolta.
Per quello che riguarda in particolare l’Italia, l’export è tornato ad aumentare, l’occupazione mostra i primi segnali di recupero, si è arrestata l’emorragia di credito alle imprese, anche se le condizioni d’offerta rimangono strette, e la riduzione dei tassi, di cui hanno molto beneficiato titoli pubblici e bancari, inizia ad essere trasmessa alle piccole aziende. È l’analisi di questi fattori che porta a prevedere appunto alla fine dell’anno un Pil invariato che, unito all’avvio delle riforme, potranno ridare slancio alla fiducia e alla crescita.
Nel terzo trimestre dell’anno la contrazione del Pil è stata in linea con le stime del Csc, -0,1% dal -0,2% nel secondo. La produzione industriale recupera lo 0,4% in ottobre, si stima, dopo lo 0,9 per cento di settembre. La variazione congiunturale acquisita nel quarto trimestre è di -0,1% e le valutazioni meno negative sugli ordini delineano una stabilizzazione dell’attività. Anche se però ciò è contraddetto dalla componente ordini del Pmi manifatturiero (l’indice dei direttori degli acquisti), che è in zona contrazione dal 2013.
È positivo il fatto che dalla primavera 2014 il numero dei lavoratori interinali sia in salita, un dato che di solito anticipa quello degli occupati totali. Salgono però le intenzioni delle imprese di ridurre la manodopera nel quarto trimestre, forse rinviando le assunzioni in vista di cambiamenti normativi. L’occupazione ha mostrato a settembre i primi segni di recupero, dal tasso di disoccupazione emergono segnali di maggiore fiducia nel trovare un posto. Per quanto riguarda il credito i tassi sui prestiti alle imprese iniziano a riflettere la discesa di quello sul Btp decennale. Il minor costo sosterrà la domanda di credito, calata nel terzo trimestre.
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