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Riparte l’occupazione 159 mila posti in un mese meno giovani senza lavoro

Torna il lavoro: 159 mila posti in più in un mese, cresce l’occupazione sia fra le donne che per i giovani e la disoccupazione si riduce, anche per gli under 24. Sarà per gli accenni di ripresa che iniziano a farsi sentire, per gli sgravi contributivi garantiti alle aziende che assumono o per i primi effetti legati al Jobs Act, ma l’Istat segnala – ad aprile – un ventaglio di numeri «più». Rispetto al mese precedente, infatti – secondo la stima provvisoria l’occupazione è aumentata dello 0,7 per cento, tornando ai livelli del 2012. Facendo riferimento all’anno, i posti in aumento sono 261 mila (1,2 per cento) e a rafforzare la tendenza c’è anche il calo della disoccupazione: sia quella generale (12,4 per cento contro il 12,6 di marzo) che quella giovanile, che pur inerpicata a quota 40,9 per cento si è alleggerita di 1,6 punti rispetto al dato di marzo.

La crescita premia un po’ più le donne rispetto agli uomini: ad aprile l’occupazione femminile è aumentata dello 0,9, quella maschile dello 0,6 per cento. Favorisce gli anziani piuttosto che i giovani: la fascia d’età dove cresce di più è quella degli over 55 (267 mila al lavoro in più rispetto ad un anno prima grazie anche al blocco alle uscita imposte dalla riforma Fornero). Riduce, seppur in forma ancor troppo debole, il gap fra Nord e Sud: guardando ai dati del primo trimestre l’occupazione è aumentato dello 0,6 per cento nel Settentrione e dello 0,8 nel Mezzogiorno, ma in baratro territoriale resta superiore al 20 punti (tasso d’occupazione del 64,1 per cento contro 41,7).
Ad aumentare è stato soprattutto il lavoro dipendente a termine : 72 mila posti in più nel primo trimestre contro i 36 mila del lavoro dipendente a tempo indeterminato.
Un quadro che piace a Renzi e al governo, ma che convince anche l’Ocse. Il premier, commentando i dati Istat, ieri – sulla sua pagina Facebook – ha scritto: «Avanti tutta con le riforme: c’è ancora molto da fare», visto che negli anni della crisi si è volatilizzato quasi un milione di posti di lavoro, ma «altri urlano, noi cambiamo l’Italia». E le politiche messe in piedi dal suo esecutivo piacciono di fatto anche all’Ocse, che sembra un po’ più ottimista riguardo al nostro futuro: «L’economia italiana ha iniziato la sua graduale ripresa» sta scritto nell’Economic Outloook: rischi di una nuova tempesta finanziaria a parte, l‘Organizzazione corregge al rialzo le previsioni sil Pil 2016 (dall’1,3 all’1,5 per cento) e vede nel Jobs Act «il potenziale per migliorare drasticamente il mercato del lavoro».
Più prudenti Confindustria e sindacato che commentano i segnali positivi messi in chiaro dall’Istat chiedono «conferme» in periodo più lunghi (gli industriali di Squinzi); vogliono «un patto sociale per favorire crescita, investimenti e lavoro» (la leader della Cisl Furlan) e invitano comunque «aspettare i dati semestrali» (Barbagallo, leader della Uil).
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