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Riparte la domanda di credito

È il cavallo che non beve o c’è poca acqua ? L’interrogativo ha accompagnato il dibattito sul credit crunch nel pieno della crisi. L’ultimo aggiornamento del Barometro Crif sulla domanda di credito da parte delle imprese sembra sciogliere il dilemma: il cavallo è alla fontana e la liquidità è disponibile.
Dopo un inizio d’anno all’insegna della prudenza e un secondo trimestre in forte risalita, nel terzo trimestre il numero di domande di credito presentate dalle aziende alle banche ha fatto nuovamente registrare un segno positivo con un aumento del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2014. In termini aggregati, nei primi 9 mesi di quest’anno l’aumento delle istruttorie di credito è stato pari al 3,2% se confrontato con i livelli di un anno fa e del 17,7% rispetto al 2009.
«I sintomi di ripresa e le condizioni di accesso al credito più favorevoli grazie alle maxi-operazioni di liquidità della Bce stanno contribuendo a incoraggiare le imprese a chiedere finanziamenti», spiega Simone Capecchi, direttore sales and marketing di Crif. La tendenza riguarda sia le società che le imprese individuali, che hanno registrato un incremento della domanda superiore al 6 per cento. Cresce inoltre l’importo dei finanziamenti richiesti che si è attestato a 78.107 euro, il secondo valore più elevato in assoluto degli ultimi 7 anni, dopo quello del terzo trimestre 2013. «Così come cambia – rileva Capecchi – la finalità: si è passati dal credito di sopravvivenza a una domanda destinata a investimenti e alla crescita». Questa dinamica ha interessato soprattutto le imprese di maggiori dimensioni, che hanno chiesto un importo medio superiore e pari a 98.455 euro (contro i 94.481 dell’anno precedente), mentre quelli richiesti dalle società individuali sono calati del 3% a 33.471 euro.
Se si sposta il focus sul territorio a registrare il maggiore incremento delle domande è stata la Valle d’Aosta (+12%), seguita da Campania e Sicilia, che hanno segnato rispettivamente +9,1 e +8,2 per cento. Il dato non sorprende Filippo Guicciardi, amministratore delegato di K Finance, che ogni anno pubblica uno studio per conto di Borsa Italiana sulla creazione di valore finanziario a livello territoriale. «Proprio Napoli – ricorda Guicciardi – nelle ultime edizioni ha ottenuto la medaglia d’oro e d’argento, grazie al riscatto dei settori farmaceutico, alimentare e della meccanica, segno di un dinamismo ritrovato». Ma non è solo nel tentativo di voltare pagina dopo la crisi che vanno ricercate le ragioni della performance del Mezzogiorno. «Qui – precisa l’ad di K Finance – la cultura è rimasta profondamente bancocentrica e si ricorre meno a forme di finanziamento alternativo come bond, mini-bond o private equity».
La Lombardia, che primeggia per densità di imprese, è anche la regione con il maggior numero di richieste di credito e segna un aumento del 5,3 per cento. Buon andamento anche in Piemonte (6%) e Lazio (+5,7 per cento). Tra le cinque regioni con segno negativo spiccano invece Veneto (-1,4%) e Toscana (-3,1 per cento). «Le imprese venete – sottolinea Guicciardi – sono culturalmente molto propense all’autofinanziamento, mentre il calo delle domande in Toscana potrebbe essere dovuto a un momento di temporanea difficoltà del polo del lusso in seguito alla crisi russa».
Per quanto riguarda l’importo medio richiesto è il Trentino Alto Adige a guidare la classifica con 196.644 euro, seguito a grande distanza dal Lazio. Al contrario le imprese della Valle d’Aosta hanno fatto registrare l’importo medio più contenuto (37.168 euro).
Restringendo ulteriormente il focus a livello provinciale Biella primeggia per il maggiore incremento della domanda (+15,1%) seguita di un soffio da Ragusa (+15%), mentre le province di Arezzo e Rovigo segnano la flessione più consistente (rispettivamente del 12,5 e dell’11 per cento). Bolzano è invece al primo posto per il valore più consistente di finanziamenti richiesti (274.855 euro).
«Le banche – conclude Capecchi – hanno riacquistato la liquidità necessaria per sostenere adeguatamente la domanda e si trovano oggi di fronte alla sfida di sostenere le aziende più profittevoli e quelle con maggiori potenzialità. Per poterle accompagnare in un cammino di crescita sano dovranno però affinare ulteriormente i sistemi di valutazione del business plan sovente approssimativi, delle performance dei settori di riferimento e delle capacità imprenditoriali e del managament».

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