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Riparte la corsa ai bond, BTp in scia

Il 2018 si è chiuso all’insegna della volatilità sui mercati mondiali. Nel 2019 la tendenza si è invertita. Azioni, bond, commodities… quasi tutte le classi di investimento hanno recuperato terreno. I capitali tuttavia non sono tornati ad affluire in maniera uniforme. Nonostante il rally delle Borse (+7% da inizio anno per l’indice mondiale Msci World) i fondi azionari hanno continuato a subire riscatti: 35 miliardi di dollari netti da inizio anno secondo Epfr Global. Discorso inverso per i bond. In questo caso il recupero è andato di pari passo con l’afflusso di capitali: 16,8 miliardi di dollari netti.
La rotazione di portafoglio è correlata alla revisione al ribasso delle aspettative di crescita dell’economia mondiale che, in prospettiva, sfavorisce le azioni (se cala il Pil globale calano gli utili societari) e favorisce i bond perché si allontana la stretta monetaria. I banchieri centrali hanno espresso chiaramente la loro intenzione di mantenere un atteggiamento prudente e non stupisce che la rotazione dai bond alle azioni sia stata marcata in particolare nell’ultima settimana (15 miliardi di riscatti per l’equity, 9,4 miliardi di flussi sui bond). Proprio in coincidenza con l’ultimo direttivo Fed da cui è arrivata la conferma della cautela sui tassi.
È in questo contesto che va inquadrato il recupero dei BTp fotografato dal netto calo di rendimenti, spread e prezzo dei derivati per coprirsi dal rischio insolvenza (Cds) dai picchi di novembre: ieri lo spread si è attestato a 256 punti, di nuovo in calo, pur marginale, dopo la fiammata di giovedì e venerdì Gli investitori esteri sono tornati a comprare titoli italiani. E hanno iniziato a farlo già da dicembre in scia all’intesa con la Ue sul bilancio. Per le statistiche ufficiali di Bankitalia è ancora presto ma le ultime rilevazioni effettuate da State Street Global Advisor offrono le prime conferme. La società americana, che trimestralmente monitora i flussi di capitale sulla base dei circa 10mila miliardi di dollari di attivi che ha in custodia in quanto banca depositaria, ha certificato che, nel quarto trimestre, gli investitori hanno ridotto la loro esposizione in BTp ma ha anche rilevato che, da dicembre in poi, questo trend si è interrotto e gli acquisti sui mercati secondari sono tornati sui livelli medi dell’ultimo quinquennio. «I dati relativi ai flussi degli investimenti a lungo termine, che riguardano in prevalenza gli investitori internazionali, hanno evidenziato un solido miglioramento dei BTp a dicembre» si legge nel rapporto di State Street, che non fornisce l’ammontare esatto degli acquisti ma solo la posizione dei fondi rispetto alla media degli ultimi 5 anni. «Il ritorno del sentiment verso i BTp – si legge ancora – è stato spesso passeggero negli ultimi sei mesi del 2018 ma, per ora, gli investitori non stanno ritornando ad un posizionamento più difensivo».
Tra le case d’affari che in questa fase stanno puntando sull’Italia c’è Aviva Investors, asset manager che fa capo al colosso britannico delle assicurazioni: «Crediamo che sia i BTp sia le banche italiane rappresentino un’opportunità di investimento – spiega il ceo Euan Munro a Il Sole 24 Ore -. Certo, l’economia sta mostrando segnali di rallentamento, ma è anche vero che è un trend in atto in tutta Europa. Oltretutto, a fronte di una frenata del ciclo generalizzata, la politica monetaria della Bce è destinata a rimanere accomodante e ciò gioca a favore dei Paesi periferici come l’Italia. Non bisogna dimenticare poi che le valutazioni dei BTp restano ancora molto attraenti. Soprattutto per un Paese i cui fondamentali economici restano buoni. Anche sul fronte fiscale poi credo che nell’Eurozona ci siano Paesi messi peggio dell’Italia che resta uno dei pochi ad avere un avanzo primario».
Se nell’immediato il contesto resta favorevole. Sul medio-lungo termine pesano ancora diverse incognite (si veda l’articolo qui a fianco). Una su tutte: la crescita. Con la recessione infatti la sostenibilità del debito torna in discussione. Anche per questo Pimco, uno dei maggiori fondi obbligazionari al mondo, di recente si è espresso negativamente sui BTp.

Andrea Franceschi

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