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Riparte il rally sui Paesi emergenti

Dopo un’intera estate di alta volatilità generale e venti di crisi in alcuni Paesi, i mercati emergenti hanno reagito ieri con entusiasmo alla decisione della Fed di rinviare il «tapering», il cui spettro aveva appunto provocato lunghi mesi di instabilità caratterizzata da un deflusso di capitali che aveva penalizzato azioni, obbligazioni e valute. Su tutti questi tre fronti ieri si è assistito a una forte ripresa, legata a un recupero della propensione al rischio dei grandi investitori internazionali, alla finestra di opportunità che si apre sul mercato dei bond (nella prospettiva di un contenimento delle pressioni rialziste sui tassi e quindi sui costi di indebitamento pubblico e privato) e più in generale alla sensazione di maggiori opportunità di aggiustamento delle economie emergenti a un contesto finanziario tendenzialmente meno favorevole. Sul breve, con la sua sorpresa di mercoledì la Fed sembra aver fatto contenti tutti: secondo Hiromichi Tamura di Nomura Securities, il punto è che con l’inattesa inerzia della banca centrale Usa «le probabilità di una ripresa economica globale sono aumentate», il che è positivo non solo per i Paesi emergenti, ma per le stesse prospettive dell’azionario nipponico almeno finché il dollaro resterà sopra quota 95 sullo yen.
Il maggior sollievo, nel quadro dell’indebolimento del dollaro, riguarda le valute più martoriate negli ultimi mesi. Il ringgit malese ne ha guidato la ripresa con il maggior progresso giornaliero dai tempi della crisi asiatica del 1997-98 (+2,5%), ma balzi sostanzialmente analoghi nei confronti del dollaro Usa sono stati registrati dalla malmessa rupia indiana (+2,4%) e dal baht thailandese (+2,3%), mentre la divisa indonesiana – finora la peggiore di quest’anno, con un calo di oltre il 15% sul biglietto verde – ha fatto segnare un recupero dell’1,7%. Lo yuan ha altresì toccato il record di 6,1042 sul mercato offshore di Hong Kong.
Una robusta ventata di ottimismo ha investito i mercati azionari, che già si erano risollevati dai minimi sulle aspettative di un avvio molto moderato del «tapering»: l’indice Msci Emerging Market ha registrato un progresso di circa il 2,5% salendo ai massimi da 4 mesi, con spunti oltre il 3% per parecchie Borse (dalla Russia alla Turchia, dalle Filippine all’India, dalla Thailandia fino al top performer Indonesia con un +4,7%). Se l’indice Msci per l’Asia-Pacifico ha spuntato il maggior guadagno giornaliero da un anno, una serie di mercati rimandano però la loro reazione, in quanto chiusi per festività (quelli cinesi e di Taiwan, Corea del Sud e Sri Lanka).
A conti fatti, i diffusi timori relativi a vari mercati si rivelano eccessivi, se è vero, ad esempio, che le piazze azionarie di Paesi come Russia e Turchia si sono risollevate del 20% circa dai minimi e che la stessa Borsa indiana viaggia sui massimi da tre anni. Non a caso c’è chi parla, come Joseph Dayan di Bcs Financial group, di un «minisalvataggio» effettuato indirettamente dalla Fed per Paesi come Turchia e India in difficoltà soprattutto sul fronte valutario. L’effetto benefico si estende al settore obbligazionario anche per i Paesi emergenti, visto che _ nell’interpretazione del capo economista di Saxo Bank, Steen Jacobsen, la banca centrale americana ha messo un «put» generale non solo sulle Borse ma anche sul mercato dei bond con il prolungamento oltre le aspettative della sua doccia calda di liquidità sul sistema finanziario globale.
La generalizzata performance positiva sulle piazze emergenti e i record azionari su quelli avanzati non devono far dimenticare, secondo vari analisti, che la situazione creata dalla politica ultraespansiva da parte della Fed resta delicata e che, dopotutto, la banca centrale Usa è destinata a cambiare passo. Da Tokyo un membro della Bank of Japan, Takahide Kiuchi, ha colto l’occasione per sottolineare i persistenti rischi inerenti alle politiche monetarie non convenzionali: «La Fed stava solo cercando di ridurre un poco gli stimoli monetari, non di irrigidire la sua politica. Eppure i mercati avevano reagito male e i tassi a lungo erano schizzati all’insù oltre le atese», ha dichiarato in un primo commento alle notizie da Washington. La morale è che anche la Bank of Japan dovrà stare attenta a introdurre ulteriori stimoli. Perché poi diventa molto difficile rientrare da politiche alla lunga insostenibili.

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