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Riordino tribunali, traslocano 220mila cause

Il carico più pesante si abbatterà sul tribunale di Castrovillari. Gli uffici giudiziari della cittadina dell’entroterra calabrese dovranno infatti essere riorganizzati per assorbire i quasi 30mila procedimenti in corso a Rossano, a 60 chilometri di distanza, dove il tribunale dovrebbe chiudere i battenti il 13 settembre. Ma è voluminoso anche il pacchetto di fascicoli – quasi 22mila – che da un altro tribunale vicino alla soppressione, quello di Lucera, si dovranno spostare a Foggia. Mentre al tribunale dell’Aquila confluiranno – nel 2015, però – sia gli 11mila giudizi in corso ad Avezzano, sia i 5.300 pendenti a Sulmona.
In tutto, sono quasi 220mila i procedimenti (155mila civili e 65mila penali) che dovranno “traslocare” da un ufficio all’altro – insieme a magistrati e personale amministrativo e seguiti da avvocati e parti in causa – per lasciare i 31 piccoli tribunali che l’Esecutivo uscente ha deciso di sopprimere. Questo, almeno, stando ai dati riportati dalle relazioni elaborate dai presidenti delle Corti d’appello per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, che fotografano le liti pendenti al 30 giugno 2012.
L’addio ai mini-tribunali, tra l’altro, è solo uno dei punti – anche se di certo il più critico – della riorganizzazione della geografia giudiziaria, decisa con i due decreti legislativi (155 e 156 del 2012) che hanno dato attuazione alla delega contenuta nella manovra d’estate del 2011, varata dal Governo Berlusconi. In particolare – con il decreto legislativo 155 – è iniziato il conto alla rovescia per la rimodulazione dei confini delle circoscrizioni giudiziarie, con la cancellazione, oltre che di 31 piccoli tribunali, di altrettante procure e di tutte le 220 sezioni distaccate; mentre il decreto legislativo 156 si è concentrato sull’obiettivo di ridurre gli uffici dei giudici di pace (si veda anche il servizio a fianco). Nei fatti, quindi, i fascicoli in movimento saranno molti di più.
I tempi della riorganizzazione iniziano ora a farsi più vicini. I tagli a tribunali, procure e sezioni distaccate diventeranno infatti efficaci il prossimo 13 settembre, a 12 mesi di distanza dall’entrata in vigore del decreto legislativo 155/2012. Questo, naturalmente, salvo proroghe o revisioni del piano di razionalizzazione, che in questi giorni, complice la campagna elettorale, sono promesse da più parti. Fanno eccezione le circoscrizioni dell’Aquila e di Chieti e delle relative sedi distaccate: qui la riorganizzazione partirà il 13 settembre del 2015.
Al momento, però, non è chiaro come i tribunali “accorpanti” dovranno organizzarsi per fare posto ai procedimenti in arrivo. Sul piano dell'”edilizia”, in realtà, il decreto legislativo 155 apre alla possibilità che, per «ragioni organizzative o funzionali», si continuino a utilizzare, al massimo per cinque anni, gli edifici dei tribunalini soppressi. A dare la linea sull’organizzazione, invece, dovrebbe intervenire nei prossimi giorni il ministero della Giustizia con indicazioni operative. Di certo, sarebbe bene che i procedimenti “seguissero” i giudici che li hanno avviati. A dirlo è lo stesso decreto 155. Le disposizioni chiariscono le modalità della transizione, specificando che le udienze fissate fino al 13 settembre si terranno davanti agli uffici destinati a essere soppressi, mentre quelle fissate a date successive si dovranno tenere di fronte agli uffici accorpanti. Inoltre, il decreto precisa che, «compatibilmente con l’organico del personale effettivamente in servizio», i capi degli uffici giudiziari assicurano che i procedimenti penali che sono già approdati a dibattimento proseguano di fronte agli stessi giudici. E anche per i procedimenti civili il decreto raccomanda che «ove possibile» alla trattazione provvedano i magistrati originariamente designati.
I problemi «non esisterebbero se i magistrati si limitassero a spostarsi insieme con i loro fascicoli», spiega il presidente della Corte d’appello di Torino, Mario Barbuto. «Però – aggiunge – la proposta di revisione delle piante organiche presentata dal ministero della Giustizia non va in questo senso, perché gli spostamenti non sono a saldo zero all’interno dei distretti». A metà gennaio, il dicastero ha infatti trasmesso al Csm, che dovrà dare il suo parere, lo schema di riorganizzazione degli organici: «Il distretto di Torino – prosegue Barbuto – dovrebbe perdere 36 magistrati: una punizione eccessiva, che spero venga ripensata, perché metterebbe in pericolo l’efficienza dell’amministrazione della giustizia».

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