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Riordino dei contratti in stand by

Continua il braccio di ferro con la Ragioneria dello Stato sul Dlgs di riordino dei contratti. Il tavolo tecnico di ieri pomeriggio con gli esperti di Palazzo chigi, del ministero del Lavoro e del Mef non è servito a sbloccare la partita, con il risultato che il terzo decreto attuativo del Jobs act approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 20 febbraio resta fermo, in attesa di essere inviato alle Camere per i pareri.
La Rgs ha mosso rilievi sulle coperture per le stabilizzazioni dei collaboratori. Secondo il Dlgs dal 1° gennaio 2016 si considerano lavoro subordinato le collaborazioni caratterizzate da una prestazione personale, continuativa, di contenuto ripetitivo, eterodiretta dal committente. Con la trasformazione dei rapporti di collaborazione (aliquota contributiva del 30,72% o del 27,72%, a seconda si tratti di collaboratori e figure assimilate o liberi professionisti) in contratto a tempo indeterminato (per il 2015 beneficia dell’abbattimento dei contributi fino a 8.060 euro), i tecnici di Via XX Settembre temono pesanti effetti per l’Erario in termini di mancato gettito. Palazzo Chigi fa notare che il Dlgs non prevede la stabilizzazione automatica di tutti i 500mila collaboratori a progetto, il testo fa salve le collaborazioni frutto di intese stipulate dalle confederazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale, o prestate nell’esercizio di professioni intellettuali che richiedono l’iscrizione all’albo, o di componenti dei organi di amministrazione e controllo delle società o prestazioni per le associazioni dilettantistiche, indicando che fino al 2017 le nuove norme non si applicano al pubblico impiego.
Secondo l’economista della Statale di Milano, Marco Leonardi, la platea potenzialmente interessata è di circa 200mila collaboratori, che però è quasi totalmente ricompresa all’interno delle 363mila trasformazioni in contratto a tempo indeterminato già previste dalla legge di stabilità, che contiene le coperture per far fronte agli 1,886 miliardi di mancate entrate contributive stimate per effetto degli incentivi, i quali complessivamente riguarderanno 1 milione di contratti. «Il fatto che con il Dlgs si sia aggiunta una norma – afferma Leonardi – non significa che si sia raddoppiato il numero di persone che saranno assunte con il contratto a tempo indeterminato, restano valide le stime della legge di stabilità». Al tavolo tecnico si è ipotizzato un incremento delle stabilizzazioni nell’ordine del 10%, ovvero circa 36mila collaboratori in più stabilizzati nel 2015, per i quali secondo i tecnici di palazzo Chigi sono sufficienti le coperture della legge di stabilità. Anche perchè una parte delle collaborazioni sarà trasformata in contratti a tempo determinato (aliquota del 34,4%), altre saranno confermate.
«Con il Dlgs non è vero che le collaborazioni spariscono – aggiunge Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano e consigliere giuridico del premier Renzi -, il nodo è che la Rgs ipotizza un tasso di conversione del 100% dei collaboratori in contratti subordinati a tempo indeterminato, contraddicendo quanto stabilito dalla legge di stabilità. Il tema della conversione come effetto dell’incentivo è già stato stimato e finanziato, non ha senso rimetterlo in discussione».
La Ragioneria intende approfondire la materia e fare nuove stime, anche se di fronte all’impasse tra i tecnici, dal Governo e dalla maggioranza cresce il pressing per sbloccare quanto prima la partita, per non compromettere la portata del Jobs act. «Siamo fiduciosi che verrà trovata una convergenza tra i diversi dicasteri coinvolti – commenta il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei – in modo da inviare presto alle commissioni di Camera e Senato il Dlgs e contribuire al superamento del dualismo nel mercato del lavoro».
Sempre in tema di Jobs act, intanto, sindacati e Novartis hanno raggiunto un accordo per la cessione a Novartis Farma del contratto di 7 addetti assunti a tempo indeterminato presso Alcon, prevedendo esplicitamente che per loro non si applica la disciplina dei recessi introdotta dal contratto a tutele crescenti.

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